Radicarsi per essere Liberi

Il termine “radicamento” è molto spesso usato in italiano per tradurre il più ampio termine anglosassone “grounding”, rendendone il significato legato alla capacità di aderire e di aggrapparsi al suolo, sia fisicamente che simbolicamente. Questa capacità, che negli alberi è appunto collegata alle radici, negli animali e di conseguenza nell’essere umano si esprime in una diversa relazione con il piano d’appoggio: mentre l’albero penetra nel suolo e vi si ancora, il nostro corpo aderisce e al tempo stesso reagisce ad esso, principalmente attraverso i piedi. Per questo, alcuni traducono il termine “grounding” con “atterramento”; sebbene sia forse meno elegante, può darci una diversa visione e un diverso risvolto pratico.

Attraverso il grounding, mettendoci in comunicazione con il nostro centro di gravità (che è situato tra il pube e l’ombelico, all’interno dell’addome), attiviamo una percezione di stabilità ed equilibrio per un’infinita possibilità dinamica, sentendoci sostenuti e non vincolati al terreno. Ogni volta che scegliamo di eseguire un movimento, che sia veloce ed automatico o studiato e cosciente, dobbiamo essere radicati: un movimento efficace parte dal centro, dal nostro interno per raggiungere la periferia e l’esterno.

I modi per sperimentare questa capacità sono moltissimi. In definitiva, tutti quelli che ci permettono di sentire il nostro centro.

Tra questi, è molto utile esercitarsi a sentire il peso.
Posizionandoci in piedi, giocando con l’appoggio dei nostri piedi, possiamo percepire la forza di gravità che ci attira al suolo attraversando tutto il corpo, ogni parte del quale reagisce in un gioco di equilibrio dinamico. Anche da seduti, o da sdraiati, possiamo porre l’attenzione su come e quanto riusciamo a lasciare il nostro peso verso terra, e percepire il sostegno uguale e contrario che essa ci restituisce. Anche se non è necessario muoversi per allenarsi in questa pratica, sperimentare diverse sensazioni di tensione e di peso aiuta moltissimo a percepire il gioco gravitario.

Anche la consapevolezza del respiro è un utile strumento di radicamento.
Connettendoci al respiro, lasciamo che l’inspirazione e l’espirazione raggiungano uno stato di equilibrio senza lasciare pause: arrivati a un buon equilibrio, possiamo scendere in profondità con l’attenzione, seguendo la via verticale che ci percorre dalla testa ai piedi, l’asse cielo-terra che ricorda il tronco dell’albero, fino a toccare nell’addome un punto di equilibrio tra la parte superiore e quella inferiore del corpo. Da qui, possiamo esplorare la dinamica del respiro che si sviluppa nella dimensione orizzontale, contattando la sensazione di espansione e di retrazione antero-posteriore e laterale, all’intersezione tra il piano frontale e quello trasversale.

In terza e ultima battuta, possiamo rendere ancora più viva la sensazione del radicamento e del centro quando il respiro si fa vibrazione e suono: la vocalizzazione, naturale conseguenza della respirazione, è da sempre strumento di esplorazione e di centratura dentro di sé. Molto utile a questo scopo è la vocalizzazione della lettera “M”, detta “humming”, che garantisce la massima percezione interna del suono: le labbra sono infatti chiuse, e l’aria che esce dal naso disperde la minima quantità di vibrazione, massaggiando dall’interno tutto il nostro corpo, dalle cavità fino alle ossa, e distendendo anche le tensioni più profonde.

Pochi minuti al giorno di queste pratiche, eseguite in successione o singolarmente, secondo il bisogno, garantiscono non solo un grande senso di presenza corporea, ma anche un profondo senso di benessere e di vitalità. Il corpo ne risulterà rinvigorito e alleggerito al tempo stesso, e con lui si appianeranno gli stati emotivi più turbolenti. Anche la mente, concentrandosi sul processo dell’esercizio e sui suoi effetti, smetterà di inseguire febbrilmente i pensieri, accorgendosi di poter fare una pausa ristoratrice.

Radicati al nostro centro, fisico, emotivo e mentale, possiamo procedere liberamente nel mondo, godendoci il cammino, sapendo di essere sempre a casa dentro noi stessi.

L’importanza del contatto affettivo

Il contatto, ignorato e trascurato in questi giorni più che mai, è un atto
fondamentale per la soddisfazione dei bisogni, specialmente nei
mammiferi sociali come l’uomo. In ogni momento, di ogni giorno, il
nostro vissuto è scandito da quanto e come tocchiamo, e quanto e
come siamo toccati.

Lo sviluppo embriologico dell’essere umano ci insegna come lo stesso
tessuto primigenio, l’ectoderma, genera nell’evoluzione sia il tessuto
nervoso, sia la pelle e i suoi annessi, e come essi rimangano
intimamente legati nei processi di riconoscimento e mappatura statica e
dinamica di ciò che sta all’interno (intero/endocezione) e di ciò che sta
all’esterno (propriocezione e apticità) di noi.

La consapevolezza del tocco restituisce senso al rapporto con il mondo,
sia che si tratti dei propri simili, sia di oggetti.
E’ noto come il bambino che non venga stimolato da appropriate
modalità e qualità tattili (ricordiamo, come i bambini insegnano, le grandi qualità tattili della lingua e della bocca!) possa sviluppare ritardi psicomotori decisivi per la futura qualità della vita.
Ma questa funzione, fisiologica come affettivo-emozionale e mentale,
non termina con l’età neonatale o con l’infanzia: rimane fondamentale in
tutto il corso della vita
.

La capacità di riconoscersi come singoli, e di riconoscersi in relazione ai
propri simili e, in definitiva, al mondo, passa costantemente attraverso il
con-tatto.
Ci siamo stupiti, oggi, di come cercando “contatto” su un noto sito di
immagini, ci siamo ritrovati di fronte a una lunga serie di indici puntati,
tablet, telefoni, computer
.
E’ indubbio che il tatto sia affine all’udito, suo parente stretto, e in
qualche modo alla vista, ma tentare di renderlo sostituibile è
probabilmente uno degli errori più importanti che stiamo facendo.

Quanto manca il contatto in questo periodo storico?
Quanto lo abbiamo sostituito con altre forme di comunicazione?
Quanto contatto abbiamo da recuperare?

“Se ognuno di noi venisse abbracciato e accarezzato anche solo una volta al giorno da quando viene al mondo fino alla fine della sua vita, credeteci: non ci sarebbero più guerre!”

[J. Plungger, T. Poppe]


Riferimenti

Cascio et al. – Social touch and human development
Bales et al. – Social touch during development: Long-term effects on
brain and behavior.
Boudreault, Ntetu – Affective touch and self esteem in the elderly
Saal, Wang, Bensmaia – Importance of spike timing in touch: an analogy
with hearing?
Blechschmidt E. – Come inizia la vita umana dall’uovo all’embrione
Jean Piaget – La Psicologia del Bambino
Maria Montessori – La Mente del Bambino