Ogni Cerchio nel nostro logo rappresenta una Via, un sentiero che porta al centro dell’umano, in un viaggio alla riscoperta del Benessere con il Corpo come veicolo e l’Anima come meta.

Abbiamo scelto la forma del Cerchio perché è la figura fondamentale a cui si rifà l’Uomo fin dagli albori: nel Cerchio ci si incontra, faccia a faccia, e si condivide senza voltarsi le spalle.

Il nostro logo richiama la centralità del corpo nella nostra attività, non solo come oggetto fisico e biologico o sede della personalità, ma soprattutto come sede e veicolo dell’essenza dell’essere umano.

I sette colori dell’arcobaleno, in genere riferiti al sistema dei centri energetici principali del corpo umano (generalmente detti “chakra”), riflettono anche diverse aree di nostra competenza, che si uniscono per mostrare diversi livelli di esperienza nel percorso verso la Salute.

Del corpo ci occupiamo da sempre.
Da esso partiamo e ad esso torniamo
in ogni momento: è il Fulcro del nostro vissuto.

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La Via del Corpo insegna a riconoscere il linguaggio dell’apparato fisico, i suoi bisogni e i suoi segnali comunicativi. 

Molti di noi danno per scontato il proprio corpo, limitandosi alla sua manutenzione ordinaria (ci si taglia i capelli, ci si lava, i più arditi fanno sport,…), iniziando ad occuparsene più approfonditamente solo quando avvertono un disagio o un dolore.

Generalmente, la prima richiesta che facciamo alle persone a cui chiediamo aiuto (medici, terapisti, eccetera) è di spingere il bottone giusto per spegnere il dolore, e tornare a ciò che stavamo facendo prima della sua comparsa, trascurando così un importante fattore: quando il corpo arriva a comunicarci un segnale doloroso è per richiamare la nostra attenzione su una difficoltà che può trasformarsi in risorsa.
In questo senso il dolore è un messaggero fidato, poiché ci costringe, come un buon maestro, a portare l’attenzione sulla situazione in cui ci troviamo, e da lì adattare, trasformare e migliorare il nostro stile di vita.

La Via del Corpo può aiutarti ad interpretare questi segnali ed a conoscere i messaggi, per sostenerti e assisterti nella trasformazione più grande, quella in cui puoi diventare la prima persona che si prende cura di te, perchè nessun altro può farlo efficacemente al tuo posto.

Posso solo indicarti la soglia. Sei tu quello che la deve attraversare”, dice Morpheus a Neo nel celebre film “Matrix”.

Il nostro modo di indicare la soglia, in questa via, è l’arte del contatto: sia in un percorso terapeutico, sia in formazione, insegniamo a conoscere e a leggere il corpo, nella sua parte strutturale (la pelle, i muscoli, le ossa e tutto ciò che li connette), in quella viscerale (gli organi, i visceri e le loro relazioni), e in quella neurologica (il sistema nervoso centrale, periferico e autonomo), nelle loro connessioni con la sfera emozionale e mentale, e ad interpretare i linguaggi che usano per comunicare tra loro.

In molte condizioni, infatti, il nostro sistema è naturalmente in grado di autoguarirsi, ma a volte le sue disponibilità fisiche, chimiche ed energetiche non sono sufficienti, e abbiamo bisogno di un aiuto: il nostro compito è suggerire nuove strategie per ripristinarle e mantenerle.

Dove c’è Vita, c’è movimento.
Dove il movimento è reso vitale, lì rivive la coscienza:
esplorare e modellare lo spazio
è dare forma alla coscienza.

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La Via del Movimento è il luogo dell’esplorazione e della conoscenza di sé stessi attraverso il compimento di gesti e azioni consapevoli.

Mentre nella vita di tutti i giorni ci muoviamo principalmente in modalità automatica (azioni come alzarci, sederci, guidare o camminare non richiedono la nostra attenzione più del minimo necessario), in tutte le culture esistono scuole sapienziali che vedono il movimento come porta e sentiero per la realizzazione personale.

Portando l’attenzione dalla più piccola articolazione all’intero corpo, il praticante diventa sempre più consapevole di se stesso e delle proprie possibilità ogni volta che si presenta un ostacolo a compiere un determinato gesto: che sia attraverso il respiro o una sinergia di movimenti più complessi, esplorandoli diventiamo sempre più abili nel trovare nuove strategie di adattamento e benessere. La conseguenza principale di questo atteggiamento è una ritrovata elasticità e leggerezza, non solo in termini fisici, ma anche psicoemotivi.

Chi vuole muovere il mondo, muova se stesso” (A. Huxley)

Lavoriamo come un buon artigiano che sa quale sia l’attrezzo più adatto da utilizzare: nel cammino insieme, misceliamo le nostre conoscenze di metodi antichi e nuovi per elaborare i gesti e gli esercizi di movimento più adatti alle tue necessità, preziosi alleati per ricaricarti, distenderti e tonificarti ogni volta che ne avrai bisogno.

Connettersi con i cicli della Natura
è il più grande sostegno al nostro benessere. 
Essa ci fornisce tutti i rimedi:
basta mettersi in ascolto.

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La Via della Natura è un sentiero di riscoperta delle relazioni dell’uomo con l’ambiente: apprendendone le leggi, si ha la possibilità di conoscere se stessi e i ritmi a cui accordarsi per ottenere, mantenere e rinnovare la salute.

Sempre più abituati a trovare rapide soluzioni a qualsiasi problema o esigenza, dimentichiamo spesso che è fondamentale rispettare i tempi e i modi dettati dalla Natura per ottenere un risultato autentico e salutare. Chiunque abbia mai mangiato un pane lievitato naturalmente, prendendosi il tempo necessario, conosce la grande differenza con un pane prodotto industrialmente, ma avete mai notato quanto il primo sia anche molto più digeribile e nutriente? 

Ripartire dall’essenziale, dalle capacità vitali come il respiro, il riposo e la digestione per risvegliare il funzionamento della nostra macchina corpo ci permette di lavorare sulla fisiologia delle emozioni e della mente e comprenderne i meccanismi di base, per divenire finalmente consapevoli e responsabili del nostro stato di salute.

Narrare è un atto profondamente umano.
Dal mito al racconto, ci consegniamo al mondo e in esso ci rispecchiamo.

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La Via della Narrazione ci conduce alla scoperta di una delle dimensioni fondamentali del vivere umano: la capacità di raccontarsi ai propri simili per comunicare la propria esperienza del mondo e ricevere quella altrui.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, raccontare non è una scelta relegata a pochi momenti della vita, ma una necessità continua: si stima che gli esseri umani scambino tra loro un racconto ogni 7 minuti circa.

Fin dagli albori gli esseri umani comunicano per raccontarsi e raccontano per comunicare, per costruire esperienze condivise, usando un complesso sistema di interconnessioni e sinergie per mettere in contatto il proprio mondo interno verso l’altro, il mondo, l’Altrove.

Quando abbiamo un problema, una difficoltà, o semplicemente un bisogno da soddisfare, e chiediamo agli altri di aiutarci nel processo, inevitabilmente entriamo in una dinamica di narrazione: esattamente come un bambino che si ingegna per esprimere al meglio la sua richiesta a un genitore, quando siamo davanti a un insegnante, a un commerciante, a un terapista, a un consulente, o a un tecnico, dobbiamo trovare il modo di chiarire le nostre esigenze, raccontandole al meglio.

Non è solo un fatto linguistico, come saremmo tentati di pensare, ma soprattutto un atto non verbale (il linguaggio del corpo) e paraverbale (la “musica delle emozioni” nel linguaggio): le componenti verbali, a cui noi diamo così tanta importanza, sono all’incirca il 7% dell’intera comunicazione!

“La storia, ogni storia, nasce quando ci sono un corpo e una mente che si preparano all’ascolto” (Dacia Maraini).

L’ascolto della storia di chi si rivolge a noi è un punto fondamentale del nostro lavoro: chi ci conosce sa che passiamo molto tempo ad ascoltare, prima di fare le domande che riteniamo necessarie per comprendere meglio la situazione, e il modo in cui possiamo facilitare i processi salutogenici.
Ascoltiamo le parole e il loro senso, ma anche il movimento e la musica che le accompagnano: insieme, nessuna delle tre componenti può mentire, e mostrano velocemente quale sia il loro problema, e anche la soluzione.
Allo stesso modo, il nostro proposito è condurti ad applicare in autonomia lo stesso ascolto a te stesso e al tuo mondo, per imparare a soddisfare al meglio i tuoi bisogni.

La nostra Anima si svela nel suono e dà forma allo spazio.
Esistiamo dal Corpo, al Suono, alla Parola: in essi creiamo il nostro mondo.

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“Ogni malattia è un problema musicale. La cura consiste nel trovare una soluzione musicale. Ciò che cura è la comunione con la salute (l’armonia) il suono geniale” (Novalis)

Siamo immersi in un mondo che, prima di essere fatto di immagini, è stato per lungo tempo fatto principalmente di suoni: fino ai primi mesi di vita post-natale, infatti, il canale sensoriale a cui facciamo riferimento è quello uditivo, che plasma il nostro senso del mondo e la qualità delle nostre relazioni con esso.

Fin da piccolissimi, addirittura nella vita pre-natale, abbiamo incamerato e imparato a distinguere certi suoni fondamentali: i battiti cardiaci, il flusso del respiro, la vibrazione delle voci (in primis quelle dei genitori); più tardi, i suoni ambientali generatori di piacere, e quelli segnalatori di pericolo. Immersi in questo “magma” sonoro che mano a mano si faceva più distinto, i nostri corpi ne sono stati informati in modo profondo, tanto da caratterizzarne elementi fondamentali come la postura, il respiro, i parametri vocali, la gestione emozionale, e molte attitudini mentali.

Ognuno di noi ha strutturato nel corso della propria vita una musicalità che lo porta ad essere caratterizzato da certi ritmi, certi suoni, certi ambienti sonori, che si riflettono nelle sue attitudini.

Gran parte della nostra vita è organizzata intorno ad un criterio sonoro-musicale: parliamo di ritmi per descrivere la scansione degli eventi delle nostre giornate, di armonia quando sentiamo di essere in salute e benessere, di vibrazioni per descrivere la qualità energetica che percepiamo in luoghi, oggetti, persone, eccetera.
“La musica sveglia il tempo”, è il titolo di un bellissimo libro di Daniel Barenboim. Si potrebbe dire che lo può fare in virtù del fatto che ognuno di noi compone una personale sinfonia che dà senso al nostro scorrere nel tempo: dai passi che battiamo a terra secondo una certa cadenza, al suono della nostra voce, ai pensieri che intrecciamo nelle parole, il nostro mondo prende forma e sostanza nel suono.

Nel nostro lavoro, la musica è sempre presente in diverse forme, per costruire un ambiente accogliente che faciliti i processi personali e di gruppo, come canale specifico di elaborazione delle esperienze, e come sostegno quotidiano nell’integrazione personale.

Nel cerchio ci incontriamo, faccia a faccia, e condividiamo senza voltarci le spalle.
Alimentare questa buona pratica è un atto di Cura.

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Da quando l’Uomo ha iniziato a condividere, lo ha fatto in Cerchio: ci sono moltissimi motivi, ma quello principale è sicuramente il fatto che da qualsiasi punto della circonferenza una persona si venga a trovare, può vedere tutti gli altri in volto, e nessuno dà le spalle agli altri.

Per quanto la nostra società ci abbia abituato sempre di più a situazioni “frontali” (convegni, lezioni, conferenze… persino tv e cinema!) la forma circolare è rimasta nel nostro immaginario e nella nostra memoria corporea, tanto che i bambini la rinnovano spontaneamente quando si ritrovano in gruppo. Non temete, succede anche agli adulti, se sono messi nelle condizioni giuste!

Che sia in un percorso individuale, o in un laboratorio di gruppo, la relazione con l’altro e con noi stessi in uno spazio protetto, fatto di gioco e semplicità, di profondità e sostegno, ci permette di raggiungere luoghi o parti di noi che da soli non affronteremmo, o quanto meno non con la stessa leggerezza.
Vi ricordate il meraviglioso film di animazione in cui una pesciolina blu aiuta un pesciolino arancione a suon di “Nuota e nuota! Zitto e nuota!”? 
Insieme, percorrendo le profondità, si arriva all’obiettivo, senza mai preoccuparsi di raggiungerlo, ma vivendo il momento e facendo esperienza comune.

In alcuni ambienti esoterici, esiste una formula molto evocativa che chiude i momenti rituali: “Possa il cerchio essere aperto, ma mai spezzato”.

Alla fine dell’esperienza insieme arriva sempre il momento cruciale in cui ci si rende conto che presto ognuno lascerà la mano dell’altro, e si tornerà a camminare apparentemente soli: resterà la consapevolezza del legame intessuto, e di essere parte di un tutto che è sempre più della somma delle singole parti.