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Divulghiamo la pratica della Cura attraverso approfondimenti periodici che riguardano i temi del benessere e della salute, delle pratiche di consapevolezza psico-corporea, della spiritualità naturale e dell’arte dello star bene.

di Luca Cascone

Ricorre oggi, 21 marzo, la giornata mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco nel 1999 con l’obiettivo di “supportare la diversità linguistica attraverso l’espressione poetica e favorire l’opportunità di ascoltare i linguaggi in pericolo“, e di “onorare i poeti, far rivivere le tradizioni orali delle declamazioni poetiche, incoraggiare la convergenza tra la poesia e le altre arti come il teatro, la danza, la musica e la pittura, e aumentare la visibilità della poesia nei mezzi di comunicazione” (Records of the General Conference, 30th session, Paris, 26 October to 17 November 1999, v. 1: Resolutions – Trad. dell’Autore).

Quanto riportato è un obiettivo nobile e decisamente di alto livello, poiché la nostra società sempre di più sta dimenticando il potere della parola poetica, e le sue facoltà guaritrici e risanatrici in termini personali, relazionali, sociali, culturali e spirituali.
Infatti, ciò che oggi è percepito come poetico è in realtà generalmente emotivo e drammatico, e per cercarne un esempio basta pensare alla cinematografia e alla televisione, che spesso non fanno altro che rivestire i fatti (reali o presunti) con una patina leggera di emozioni, senza alcuno sforzo di esercitare una visione profonda. Se ci assumiamo la fatica di grattare un pochino, sotto quello strato dorato non troviamo altro che la cruda – e a volte dolorosa – realtà, e a volte la franca disperazione.

In realtà, il grande potere della Poesia non sta nel creare uno strato di copertura con cui nascondere la realtà, in una dimostrazione piuttosto ingenua di evitamento, ma nel trasformare profondamente la nostra percezione del mondo, risvegliando la Meraviglia nei nostri occhi. La visione del Poeta non è quella dello Stolto, ma quella del Saggio e del Risvegliato, che vedono la realtà dal centro di uno spazio estatico in un infinito ripetersi di perfezione e bellezza, riconoscendosi al centro di un’esperienza di ricchezza inconcepibile dalle ristrettezze della mente ordinaria.

Ha scritto Thich Nhat Hanh, monaco buddhista zen e poeta tra i più raffinati dell’ultimo secolo: “Possa la luce radiosa del sentiero dorato – fonte di poesia – Illuminare gli abissi della notte più buia“.
È questo il vero e profondo potere della Poesia, non tanto vista come struttura tecnica di abile manipolazione del linguaggio, ma come profonda capacità dell’umano di riempire il proprio sguardo (fisico e sottile) di luce e di bellezza. Il sentire poetico, di ogni cultura e di ogni tempo, possiede in sé la capacità di illuminare la nostra realtà e infondere nella nostra percezione un senso di appartenenza alla danza della realtà, riconnettendoci con il respiro del mondo che ci circonda e con le sue voci più sottili.

Oggi è anche la Giornata Mondiale delle Foreste, e non credo sia un caso: da tempo immemorabile, questo senso del meraviglioso è specialmente connesso con l’immersione nella Natura, ed è il diretto contrario della paura, la prima sensazione che emerge nel momento in cui ci ritroviamo in un ambiente estraneo all’abituale, che mette in allarme il nostro senso di controllo dell’ambiente, e stimola una prima sensazione di disagio. Se ce lo permettiamo, però, nello scoprire che la Natura non è un luogo necessariamente pericoloso, ma anche nutriente e fonte di apprendimento e cura, veniamo traghettati verso una dimensione di apertura e disponibilità che sfocia in una profonda possibilità di trasformazione.

Questo spiraglio di luce che ci fa uscire dal congelamento è a tutti gli effetti lo spazio della Poesia, in cui possiamo percepire l’intima connessione con il mondo intorno a noi, ed esprimere profondamente la partecipazione alla Vita che ci scorre attraverso, con uno degli strumenti più fini di cui la Natura ci ha dotato: la Parola Viva e Incarnata, che sorge dalla danza delle cellule vibranti, dalla melodia intessuta nel canto, e dalla cristallizzazione della luce di una mente chiara.
Così, da questo spazio di consapevolezza, possiamo cantare l’Ape, il Fiore su cui si posa, il Sole che brilla nel cielo e la Pioggia che nutre la Terra, ma anche imparare a riempire di Meraviglia ciò che ci sembra meno naturale: il tavolo su cui sediamo ogni giorno, gli oggetti tecnologici che ci permettono di comunicare con chi ci sta vicino, il nostro libro preferito, e qualunque altro ente. Il limite è solo la nostra immaginazione.
Ma non lasciamoci ingannare: la bellezza della Poesia è nella sua vitalità e nel sentire le parole che ci scorrono attraverso, e non nella silenziosa carta che trattiene solo l’ombra di ciò che è davvero.
Serve a riconnetterci con la Vita, a ridarci l’esperienza diretta dell’unione con il Creato, fino a trascendere la parola stessa e a entrare nella pura esperienza.

Ricordiamo le parole del Poeta:

Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa
.”
(Giorgio Caproni – Elogio della rosa – Einaudi, Torino 2002)

Dal 4 aprile, ci immergiamo nella visione poetica nel laboratorio Vivere in Poesia, che sarà preceduto dall’incontro online di presentazione di lunedì 25 marzo: ognuno è benvenuto per riconnettersi con questa semplice e profonda Medicina!

Luca


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