L’importanza dell’Elasticità

Da molti poco considerato, lo stretching – come ben sanno millenarie
tradizioni come lo yoga – è in realtà importantissimo. Spesso non gli si
dona il giusto valore, considerandolo alla stregua di una veloce formalità
senza altro scopo che quello di “riscaldamento”.

Chiunque faccia sport o si alleni in palestra sa che solitamente si
riservano i primi o (e?) gli ultimi minuti dell’allenamento all’allungamento,
prestando attenzione ai gruppi muscolari che hanno lavorato
maggiormente. Generalmente, si utilizza un approccio detto “statico”:
ogni posizione è mantenuta al massimo dell’allungamento per non più di
30 sec., e molto spesso – ahinoi! – associata ad un “molleggio”.
Su quest’ultimo, chiariamoci immediatamente: non serve a nulla ai fini
dell’allungamento vero e proprio, ma la sua – piacevole – funzione è quella di far percepire un momentaneo senso di liberazione e controllo dell’area
sottoposta all’esercizio.
In questo caso, meglio sarebbe effettuare esercizi di tipo “dinamico”, specifici per l’attività atletica.

Quanto al tempo di allungamento, il mantenimento per meno di 30” è molto utile se il nostro bersaglio sono le fibre muscolari: per preparare il muscolo a
un’attività, o per distenderlo alla fine, è un’ottima soluzione.

Cosa succede se proviamo ad estendere il tempo di allungamento?

Accade che il bersaglio non sarà più il muscolo, ma il tessuto connettivo,
che lo avvolge e lo mantiene “in forma”, e che allungandosi dona alla
massa delle fibre muscolari un contenitore “più comodo”.
In questo caso, il tempo di mantenimento è di almeno un minuto e
mezzo
, aumentando progressivamente il grado di tensione mano a
mano che il tessuto connettivo si “rilassa”.
Con questo approccio, inoltre, possiamo passare ad una tipologia di
stretching che – guarda caso – si avvicina alle sequenze dello yoga: si
tratta del cosiddetto “stretching globale attivo”, che si rivolge non al
singolo muscolo, ma agli interi gruppi (o “catene”) muscolari, agendo
direttamente sul controllo posturale.

Di una cosa possiamo essere certi: lo stretching richiede pazienza.

Significa fermarsi, respirare e prendere coscienza di una parte (non solo
muscolare) del corpo che si allunga e si distende, e di altre parti che
devono invece contrarsi e sostenerci. Significa dare il tempo al sistema
nervoso centrale
di immagazzinare e modulare informazioni
microscopiche, e di allenarlo alla precisione e alla consapevolezza.
Osservando gli animali possiamo intuire il vero scopo e beneficio di
quest’attività.

Pensate a un gatto che abbia passato un intero pomeriggio a dormire:
quando si sveglia, per prima cosa si “stiracchia” in modo lento, attento e meticoloso, senza tralasciare nemmeno la lingua o la punta della coda.
Un secondo dopo, è già pronto a dare la caccia alla prima preda
disponibile (uccellino, topo o giocattolo poco importa!). E appena prima
di dormire, dopo essersi lavato, tornerà a stiracchiarsi prima di
distendersi comodamente.

Il gatto lo sa: lo “stiramento” (questa la traduzione letterale di
“stretching”) serve a rimanere in uno stato di elasticità, e a modulare le
risposte di attacco/fuga e riposo/digestione, ovvero le due attività del
sistema nervoso autonomo (o “neurovegetativo”) che regola la nostra
vita interna: un po’ come al gatto, appena alzati potrebbe capitarci di
inseguire l’autobus, la preda moderna; e alla fine della giornata,
potremmo aver bisogno di scrollarci di dosso le tensioni prima di una
sana dormita.
Elasticizzata così la nostra fonte di movimento, la struttura muscolo-
scheletrica, potremo godere di un rinnovato benessere, dovuto alle
conseguenze sulla circolazione arteriosa e venosa e sull’attività di
conduzione nervosa: questa triade inseparabile è infatti in stretta
connessione funzionale con lo stato di tensione del muscolo, ed è
proprio attraverso il sistema di archi riflessi con il sistema nervoso
centrale che possiamo modulare lo stato tensivo di tutto il sistema, con
conseguenze a cascata anche sullo stato delle ossa e delle
articolazioni, e degli organi interni (questo è alla base, tra l’altro,
dell’efficacia di un buon trattamento manuale).

Il beneficio, quindi, è dell’intero organismo: mantenendosi elastico, esso
gode di un’attività metabolica più armonica, e il sistema nervoso
centrale impara a riconoscere, modellare e modulare con sempre
maggior precisione tutto il corpo, donandoci un notevole aumento della nostra presenza fisica, in ogni senso possibile.

Pubblicato da spazioarmoniasalute

Studio di Terapie Integrate per il benessere della Persona e della Comunità

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