A Corpo Libero: “I Piedi, il contatto con la Terra”

di Nicoletta Giancola

Il laboratorio di movimento chiamato “A Corpo Libero” nasce dall’idea di proporre un vero e proprio momento di movimento consapevole.

Quando si fa attività di movimento accade spesso che ci si ritrova a rincorrere i movimenti proposti senza aver tempo di ascoltare il corpo, e pretendendo che esso ci segui nella nostra idea di come vorremmo si muovesse. Se questa situazione è accompagnata da musica ad alto volume questa non ci permette di entrare dentro l’esperienza che alla fine risulterà più performativa e di scarico che di ascolto e cura.

Con le attività proposte all’interno di questo laboratorio, che seguono temi legati alle parti corporee o alla sua fisiologia, si vuole portare il partecipante a sperimentare un nuovo modo di fare movimento: quello di essere consapevoli sia nel farlo sia in ciò che il corpo vive e può fare durante. Vengono riconosciute così le connessioni che una parte del corpo ha con tutto il resto per giungere ad una sensazione di appagamento e integrità che, una volta sperimentata, sarà possibile portarla con sé nella vita quotidiana, perché avremo con noi il senso del come e non del cosa muovere.

Questa sera, in occasione del Solstizio d’estate, andremo a sperimentare la connessione che i piedi hanno con la terra. Essi ci fanno da base per poter percepire la gravità e la “messa a terra”, la stessa degli impianti elettrici.

I piedi sono infatti collegati al primo chakra, il chakra della base o della radice. Attraverso questo centro energetico sentiamo il corpo nella sua parte più fisica e lavorare sulla connessione attraverso i piedi ci riconsegna la possibilità di sentirci più ancorati alla terra e quindi ci sentiamo più dentro il nostro corpo, letteralmente più incarnati. 

Il risultato di questo? 

Una rinnovata capacità di sentire e sentirci e così la possibilità di ricollegarci a ciò che la nostra anima attraverso il suo veicolo, la macchina biologica, vuole comunicarci.

Un corpo libero di sentire è un corpo nuovo a cui non siamo più abituati e spesso può farci sentire cose che non ci piacciono o ci fanno stare male, ma è la via che l’anima ha per farsi ascoltare.

Il nostro compito è quello di condurvi alla comprensione dei suoi messaggi dopo avergli restituito la libertà di espressione e di movimento.

Che l’energia del sole possa sostenervi in questa scoperta.

Buon Solstizio a tutti e a stasera!

Il Cammino del Fuoco

“Io posso permettermi di prendere le cose con calma perché sono passato attraverso il fuoco. Non è lontano dal fuoco che puoi trovare la calma, ma dentro ad esso”.
(Bob Marley)

Il Fuoco è da sempre un elemento strettamente connesso all’umanità, altamente considerato e riverito in senso sociale, culturale e spirituale. L’abilità di domarlo e manipolarlo è universalmente riconosciuta come una delle conquiste principali che hanno guidato l’Uomo dalla dimensione selvaggia a quella civile, da quella preistorica a quella storica, da quella animale a quella umana.

Nella stragrande maggioranza delle culture umane, il Fuoco è l’elemento che maggiormente ricorre come simbolo e mezzo del rapporto con il Sacro: in tutti i templi che gli Uomini hanno costruito e custodito, sotto forma di Fiamma, Fulmine o Calore, presente o suggerito, esso è il simbolo del dialogo con il Divino e della sua presenza nel mondo naturale.
A partire dal substrato sciamanico delle culture ancestrali, dal Fuoco primordiale attorno a cui si riunivano le Tribù evocando miti e leggende, esso ha accompagnato l’evoluzione dell’Uomo come luogo centrale della comunità: non a caso, in italiano definiamo fuoco il centro di una circonferenza (o uno dei due di un ellisse), e attraverso il fuoco la capacità di concentrarsi su un oggetto (cfr. “focus”, “focalizzare” e “mettere a fuoco”).
Ancora oggi, non c’è luogo sacro che non ospiti candele, ceri, o fuochi veri e propri, concreti o simbolici; allo stesso modo, non c’è cerimonia che non sia collegata alla presenza del fuoco come catalizzatore e centro dell’esperienza.
Dalle sue manifestazioni transitorie – il Fulmine, la Scintilla, la Fiamma – a quella apparentemente immodificabili – il Sole e le Stelle – il Fuoco è l’elemento di trasformazione per eccellenza, e di comunione diretta con la Luce originaria.

Mentre nel contesto naturale il Fuoco può essere incontrollato, temibile e pericoloso, ed è infatti generalmente poco amato dagli animali selvatici, esso ha evoluto la propria capacità di consumare in quella di trasformare e modulare: da un carattere selvaggio e violento, ne ha sviluppato uno docile e creativo. Gli Antichi Greci avevano due parole per definirlo: nel primo caso era πῦρ (Pur), il fuoco che i latini definivano ignis, al suo stato naturale, grezzo e violento; nel secondo era φως (Fos), il focus latino, nel suo stato morbido, luminoso e benefico.

Nel cammino comune lungo il corso dell’evoluzione, l’Uomo ha potuto riconoscere questi due aspetti del Fuoco non solo nel mondo intorno a sé, e nelle manifestazioni socio-culturali, ma anche dentro di sé.

Sappiamo che tutta l’attività del Corpo umano, come di quello animale (ma anche quella dei minerali e dell’intero pianeta) prevede l’interazione elettrica e magnetica tra fluidi (gas e liquidi) e solidi (tessuti), la più semplice delle quali è l’attività elettrica del Sistema Nervoso: esso è letteralmente un sistema di conduzione per l’energia del Fulmine: non è sicuramente un caso che l’attività mentale sia in tutte le culture associata alla Luce e al Fuoco, e che una mente particolarmente acuta e libera sia definita con le caratteristiche della luminosità (brillante, chiara, illuminata, …).
Per la Medicina Tradizionale Cinese, l’elemento Fuoco governa ben quattro sistemi energetici del corpo: Cuore, Intestino Tenue, Triplice Riscaldatore (grossolanamente identificabile con la regione del Plesso Solare) e Maestro del Cuore (ovvero il Pericardio, la membrana sierosa che avvolge e protegge il Cuore). Tutte queste strutture corporee hanno a che fare con la capacità del sistema di trasformare, fornire e stimolare energia vitale, ognuna a suo modo.

La violenza o il potere creativo del Fuoco sono simbolici anche del nostro vissuto emozionale.
Ognuno di noi ha avuto esperienza del fuoco distruttivo dell’ira, ma non tutti l’abbiamo sperimentata nella sua forma di sano impeto che regoli un atto empio e ingiusto.
Molti sono gli episodi mitico-religiosi che raccontano queste differenze: basti pensare alla cacciata dei mercanti dal Tempio operata da Gesù (con tanto di frusta!), o alle figure mostruose a protezione e guardia dei templi in tutto il mondo, come il Pitone di Delfi o i bodhisattva tibetani armati di spade fiammeggianti.
Non è allora l’allontanarsi dalle cosiddette emozioni negative o violente la soluzione per raggiungere uno stato più luminoso e libero dalle loro catene, ma il fatto di imparare a domare il loro fuoco per usarlo quando ce n’è bisogno, per riscaldare e dare vita.

Il Fuoco era in antichità la prerogativa di molti spiriti e divinità legati alla guarigione, all’ispirazione e alla creazione.
Tra loro, di certo è utile citare il greco Apollo e la celtica Brigid: entrambi avevano caratteri legati al Fuoco e alla Luce, alla Guarigione e all’Arte, quella Poetica in particolare.
Brigid, la cui festa di Imbolc diventò la Candelora che ricorrerà tra pochi giorni (1 febbraio) era una Dea del Fuoco e dell’Acqua contemporaneamente protettrice dei Poeti, dei Fabbri e dei Guaritori; i Celti definivano l’Ispirazione “fuoco nella testa”, ed è curioso che lo stesso fenomeno sia riportato nei Vangeli nella narrazione della notte di Pentecoste, quando lo Spirito Divino discese sugli Apostoli dopo la Resurrezione, illuminandone le menti e sciogliendone le lingue.
È la capacità della nostra mente rischiarata e illuminata dal Fuoco a permetterci di vedere e sentire le relazioni e le connessioni che la percezione ordinaria non ci permette: in altre parole, di vedere e sentire la Poesia e la Bellezza intorno a noi, grazie al Fuoco trasformatore.

Il nostro Cuore, Imperatore del Corpo fisico-energetico per la Medicina Cinese, così come per l’Osteopatia e tutte le Medicine tradizionali del mondo, è il testimone delle nostre energie e del loro stato: quante e quali scorrono in noi in modo incontrollato e violento, e quante e quali sono invece ben modulate e incanalate?

Proviamo a metterci in ascolto del Cuore due volte al giorno, al mattino e a sera, per una settimana: quante volte, ponendo una mano sul nostro petto, lo sentiamo agitato, e quante volte in perfetta calma?
Quali emozioni ci comunica il suo continuo movimento, la sua danza ritmata nel centro del nostro corpo?
Quali ispirazioni ci comunica, illuminando la via da percorrere con gioia e coraggio?

“Ben-essere al Castello” Piovera 2020

Siamo molto felici di essere stati invitati come espositori e conferenzieri al festival “Ben-essere al Castello”, che domenica 13 settembre riunirà diverse realtà e iniziative all’insegna del benessere, della consapevolezza e del vivere naturale al servizio dei visitatori.
L’evento, che si tiene nella stupenda cornice del Castello di Piovera, in provincia di Alessandria, è alla sua quinta edizione, ed è sempre più in crescita in quanto a iniziative e servizi che offre al suo interno.

Sarà la narrazione come forma di cura e sostegno per il singolo e la comunità ad avere ampio spazio nella conferenza dal titolo “Corpo, Suono, Parola: l’arte della Narrazione che cura” che terremo in mattinata nell’Area Prato, e nel laboratorio per bambini che si svolgerà nel pomeriggio nell’Area Fossato.
Per chi non potesse partecipare a queste due attività, per tutto il corso della giornata saremo presenti con il nostro stand in cui sarà possibile conoscerci ed usufruire di consulenze individuali basate sui nostri servizi (comprese le storie per i bambini che non parteciperanno al laboratorio!).

Se si sogna da soli è solo un sogno, se si sogna insieme è la realtà che comincia.

Anonimo

Passate a trovarci, vi aspettiamo nel nostro stand a braccia aperte!

L’importanza dell’Elasticità

Da molti poco considerato, lo stretching – come ben sanno millenarie tradizioni come lo yoga – è in realtà importantissimo. Spesso non gli si dona il giusto valore, considerandolo alla stregua di una veloce formalità senza altro scopo che quello di “riscaldamento”.

Chiunque faccia sport o si alleni in palestra sa che solitamente si riservano i primi o (e?) gli ultimi minuti dell’allenamento all’allungamento, prestando attenzione ai gruppi muscolari che hanno lavorato maggiormente. Generalmente, si utilizza un approccio detto “statico”: ogni posizione è mantenuta al massimo dell’allungamento per non più di 30 sec., e molto spesso – ahinoi! – associata ad un “molleggio”.
Su quest’ultimo, chiariamoci immediatamente: non serve a nulla ai fini dell’allungamento vero e proprio, ma la sua – piacevole – funzione è quella di far percepire un momentaneo senso di liberazione e controllo dell’area sottoposta all’esercizio.
In questo caso, meglio sarebbe effettuare esercizi di tipo “dinamico”, specifici per l’attività atletica.

Quanto al tempo di allungamento, il mantenimento per meno di 30” è molto utile se il nostro bersaglio sono le fibre muscolari: per preparare il muscolo a un’attività, o per distenderlo alla fine, è un’ottima soluzione.

Cosa succede se proviamo ad estendere il tempo di allungamento?

Accade che il bersaglio non sarà più il muscolo, ma il tessuto connettivo, che lo avvolge e lo mantiene “in forma”, e che allungandosi dona alla massa delle fibre muscolari un contenitore “più comodo”.
In questo caso, il tempo di mantenimento è di almeno un minuto e mezzo, aumentando progressivamente il grado di tensione mano a mano che il tessuto connettivo si “rilassa”.
Con questo approccio, inoltre, possiamo passare ad una tipologia di stretching che – guarda caso – si avvicina alle sequenze dello yoga: si tratta del cosiddetto “stretching globale attivo”, che si rivolge non al singolo muscolo, ma agli interi gruppi (o “catene”) muscolari, agendo direttamente sul controllo posturale.

Di una cosa possiamo essere certi: lo stretching richiede pazienza.

Significa fermarsi, respirare e prendere coscienza di una parte (non solo muscolare) del corpo che si allunga e si distende, e di altre parti che devono invece contrarsi e sostenerci. Significa dare il tempo al sistema nervoso centrale di immagazzinare e modulare informazioni microscopiche, e di allenarlo alla precisione e alla consapevolezza.
Osservando gli animali possiamo intuire il vero scopo e beneficio di
quest’attività.

Pensate a un gatto che abbia passato un intero pomeriggio a dormire:
quando si sveglia, per prima cosa si “stiracchia” in modo lento, attento e meticoloso, senza tralasciare nemmeno la lingua o la punta della coda.
Un secondo dopo, è già pronto a dare la caccia alla prima preda
disponibile (uccellino, topo o giocattolo poco importa!). E appena prima
di dormire, dopo essersi lavato, tornerà a stiracchiarsi prima di
distendersi comodamente.

Il gatto lo sa: lo “stiramento” (questa la traduzione letterale di “stretching”) serve a rimanere in uno stato di elasticità, e a modulare le risposte di attacco/fuga e riposo/digestione, ovvero le due attività del sistema nervoso autonomo (o “neurovegetativo”) che regola la nostra vita interna: un po’ come al gatto, appena alzati potrebbe capitarci di inseguire l’autobus, la preda moderna; e alla fine della giornata, potremmo aver bisogno di scrollarci di dosso le tensioni prima di una
sana dormita.
Elasticizzata così la nostra fonte di movimento, la struttura muscolo-scheletrica, potremo godere di un rinnovato benessere, dovuto alle conseguenze sulla circolazione arteriosa e venosa e sull’attività di conduzione nervosa: questa triade inseparabile è infatti in stretta connessione funzionale con lo stato di tensione del muscolo, ed è proprio attraverso il sistema di archi riflessi con il sistema nervoso centrale che possiamo modulare lo stato tensivo di tutto il sistema, con conseguenze a cascata anche sullo stato delle ossa e delle
articolazioni, e degli organi interni (questo è alla base, tra l’altro, dell’efficacia di un buon trattamento manuale).

Il beneficio, quindi, è dell’intero organismo: mantenendosi elastico, esso gode di un’attività metabolica più armonica, e il sistema nervoso centrale impara a riconoscere, modellare e modulare con sempre maggior precisione tutto il corpo, donandoci un notevole aumento della nostra presenza fisica, in ogni senso possibile.