Il Cerchio della Luna – Gennaio 2022

La Luna del Ghiaccio, o Luna dell’Inverno, è il tempo lunare di gennaio, il momento più freddo e rigido dell’anno, esattamente come il segno che lo caratterizza, il Capricorno, caratterizzato dalla severità del Grande Anziano Saturno/Kronos, maestro inflessibile e profondamente concreto, portatore di ordine e stabilità.

La luna di Gennaio ci invita ad ascoltare profondamente le nostre esigenze, senza farci sviare dalle apparenti restrizioni esterne, quali che siano: è bene conoscere e considerare le regole del mondo, ovviamente, ma sempre in riferimento al sistema di valori interiore, che è l’unica bussola degna di essere seguita nel mondo. Questo è l’insegnamento del periodo di gennaio, che è il tempo del Riposo e della Celebrazione dopo la Nascita del Sole, ma anche del lavoro interiore che non si ferma.

Luna Nuova 4 Gennaio – Frau Holle

Primo Quarto 9 Gennaio – Osservare e Rallentare

Luna Piena 17 Gennaio – Il Mondo Sotterraneo


Luna Nuova 2 Gennaio – Frau Holle

Nel folklore dell’Europa centrale, in particolare in quello tedesco, esiste una storia legata alla moderna figura della Befana, discendente dalle antiche Regine dell’Inverno che hanno attraversato i secoli sotto molti nomi e molti volti, a partire dalla Dea romana Februa, per passare al suo corrispettivo nordico Berchta o Perchta, e, appunto, alla centroeuropea Holda, o Holle, detta “Frau Holle” o “Madre Holle”.
Ella è un’anziana strega dagli straordinari poteri, dolce e materna con coloro che lo meritano (il suo nome significa infatti “gentile”, “graziosa”), e altrettanto severa con coloro che non la rispettano: è l’archetipo dell’Anziano Maestro. Quando propiziata ha il potere, come Dea dell’Inverno, di portare la Neve, che nel mondo contadino è sinonimo di speranza per i buoni raccolti nelle stagioni calde (ancora oggi, in tutta Italia esiste il detto “sotto la neve, pane”), e tra le sue caratteristiche ci sono la vicinanza con l’acqua (vive infatti in una terra, sopra o sotto la terra a seconda delle versioni, a cui si accede tramite un pozzo) e la filatura, arte in cui è particolarmente versata (ragione per cui viene accostata alle dee filatrici, tra cui Atena e Diana). A tutti gli effetti, Frau Holle è una figura che, con il suo lavoro silenzioso e attento nelle stagioni fredde, promette abbondanza e ricchezza di risorse nelle stagioni calde. Una vera e propria Nonna dell’Inverno, come viene chiamata in una versione della storia.

La storia che vi proponiamo viene dalla celebre raccolta di fiabe dei fratelli Grimm, pubblicata per la prima volta nel 1812, e da allora un grande classico; esistono versioni in tutta Europa, compresa la storia italiana intitolata “Le tre filatrici“, ripresa anche da Italo Calvino nella sua “E sette!”.
Nella fiaba si possono riconoscere i caratteri del Capricorno, severo ma giusto quando si tratta di ricompensare il giusto lavoro e l’impegno nel realizzare e portare a termine il proprio compito.
Riconoscerete anche molte caratteristiche della tradizionale Befana che si celebra in questi giorni, che ricompensa il lavoro onesto e meritevole, e punisce chi non è stato buono e rispettoso.

Chiedetevi, in questa Luna Nuova: cosa mi è richiesto di fare, per ottenere la benedizione dell’Inverno? Come posso onorare questo momento con il mio lavoro?

C’era una volta
una donna che aveva due figlie: una, gentile e laboriosa, era la sua figlia adottiva, mentre l’altra, pigra e scostante, l’aveva portata in grembo personalmente.
Come spesso succede, la donna era molto protettiva nei confronti della seconda, anche se ella non rispettava mai i propri compiti, e vessava con malagrazia la prima, che invece era mite, e portava a termine qualunque compito le venisse assegnato, anche i più duri e sfibranti.

Ogni giorno, la figlia adottiva sedeva fuori dalla casa, accanto al pozzo, e filava instancabilmente: un giorno, si punse con l’ago del fuso dell’arcolaio, si chinò verso l’acqua per pulirlo dal sangue, e il fuso le cadde nelle profondità del pozzo.
Temendo la punizione della madre adottiva, la giovane si buttò nell’acqua senza pensare, per recuperare il fuso: inspiegabilmente, non cadde nel fondo buio e umido del pozzo, ma attraversò un cancello e si ritrovò in una bellissima pianura, immersa in un’eterna primavera.
Si mise in cammino, e incontrò un forno acceso, pieno di pane in cottura: il pane ultraterreno, ormai pronto, le chiese di essere estratto dal calore del fuoco, e la ragazza obbedì. Per buona misura, la ragazza raccolse i filoni e li portò con sé.
Lungo il cammino, incontrò un vecchio melo, contorto dal tempo come un vecchio saggio, ma carico di frutti che sembravano quanto mai succosi. Le mele, brillanti alla luce pervasiva di quel luogo sotto la terra, chiedevano di essere colte, poiché erano ben mature. La ragazza, dolcemente, le colse e le portò con sé.
Infine giunse ad una piccola casa, dal tetto di paglia e dal camino fumante. Fuori dalla porta, intenta a filare, stava una vecchina dall’aria austera ma gentile, che si presentò come Frau Holle, e le chiese se volesse prestare servizio presso di lei, poiché aveva bisogno di aiuto per le faccende domestiche, in cambio dell’ospitalità.

Vedendola gentile e affabile, la ragazza accettò l’offerta, e si mise subito ad aiutare la vecchina: la casa era piccola ma graziosa, e sebbene fosse ben pulita c’era sempre qualcosa da fare, dal tenere pulito il camino, a rassettare la cucina, al bucato. Frau Holle era particolarmente attenta a rassettare correttamente il letto, il copriletto e i cuscini; era molto importante, spiegò alla ragazza, che venissero ben sbattuti fuori dalla finestra di primo mattino, poiché questo faceva cadere la neve sulla terra, lassù sopra il pozzo.
Ogni mattina, istruiva la fanciulla sul modo corretto di far volare le morbide e leggere piume d’oca dei cuscini, che sulla terra si sarebbero trasformate in grossi ed eleganti fiocchi di neve.
La ragazza prendeva sul serio il proprio lavoro, e lo svolgeva con una leggerezza che non aveva conosciuto nella casa della madre adottiva: Frau Holle era gentile, e ricompensava il suo impegno con dolcezza e buon cibo, e parole di bontà e di speranza.
Dopo qualche tempo, tuttavia, la ragazza iniziò a sentire nostalgia di casa, e chiese a Frau Holle il permesso di tornare sopra il pozzo, sulla terra. Frau Holle non la trattenne, e la accompagnò personalmente alle porte della grande pianura: quando furono arrivate, e la ragazza stava per attraversarle, la vecchina la salutò con affetto, e per premiarla dell’ottimo lavoro fatto fece apparire per magia una quantità inimmaginabile di oro, che cadde come fiocchi di neve su di lei. Ridendo, prima di tornare alla sua casa, la vecchina le riconsegnò il fuso perduto qualche tempo prima nelle profondità del pozzo.

La fanciulla tornò a casa, ricca e rinfrancata dall’esperienza del lavoro con Frau Holle, e il suo sorriso era più luminoso di sempre.
La madre, vedendola tornare a casa con non solo il fuso perduto, ma con più oro di quanto potesse spendere, non si accontentò del dono ricevuto, e convinse la figlia di sangue a seguire le orme della sorella. La fece sedere a filare sul bordo del pozzo, e la ragazza lanciò deliberatamente il fuso nell’acqua, buttandosi per raggiungere la pianura incantata.
Una volta arrivata sui soffici prati della casa di Frau Holle, incontrò per primo il forno pieno di filoni di pane caldi e fumanti, come la sorella. Ma al contrario di quest’ultima, non si fermò a estrarli, nonostante le loro proteste, e li lasciò bruciare.
Giunta al vecchio melo, non ascoltò nemmeno le voci stridule delle mele lucide e succose, e le sue mani non ne colsero nemmeno una: proseguì senza dar loro retta, diretta alla casa della vecchina che ricopriva d’oro le sue ancelle.
Frau Holle non la cacciò quando arrivò alla sua porta a mani vuote, ma la invitò ad entrare, e le chiese se volesse prendere servizio presso di lei. La fanciulla accettò, ma non si comportò come aveva fatto la sorella: spesso, dimenticava di pulire il camino dalla cenere, o lasciava incustodito il fuoco mentre la vecchina filava.
Ma ancora di più, per quanto Frau Holle glielo ricordasse con infinita gentilezza ogni mattina, non si curava del lavoro più importante, quello della distesa del copriletto e dei cuscini. Sulla terra, la neve scendeva poca e rinsecchita, e non benediva i campi con il suo tocco denso e freddo.
Dopo qualche tempo, esasperata dall’inettitudine della fanciulla, la vecchina le chiese di andarsene. Non la accompagnò, e non le ridiede nemmeno il fuso che la ragazza aveva lanciato nel pozzo. Per di più, quando arrivò al cancello della pianura, pronta a tornare a casa, la fanciulla ebbe un’amara sorpresa: invece dell’oro immeritato che si era aspettata, venne ricoperta di nero e polveroso carbone, e tornò a casa con le mani vuote e sporche.

Fu così che ognuna delle due sorelle ebbe da Frau Holle tutto ciò che si era pienamente meritata.


Primo Quarto 9 Gennaio – Osservare e Rallentare

Finalmente, la neve!
La nostra casa è circondata dal primo mattino da un meraviglioso alone bianco, foriero del silenzio e della calma che solo la bianca dama dell’inverno sa portare: è il tempo in cui Frau Holle sa fare la sua magia più bella e benevola, se le si concede il giusto rispetto e la giusta cura.
Per i Druidi, la Neve rappresenta il Manto della Signora dell’Inverno, che impone il silenzio e l’introspezione al mondo: che noi lo vogliamo oppure no, la neve ci porta in una dimensione di piacevole e lucido torpore, illuminando i nostri occhi, e al contempo purificando in modo impareggiabile sia il cielo che la terra.

Sotto il bagliore nascosto della Luna in Ariete, accompagnata da una rete di relazioni tra diversi pianeti che configura sia un momento di grande respiro e possibilità di auto-osservazione, sia tensioni e nervosismi difficili da gestire: è la Luna, che benedice dall’alto la forza di questa neve, a confermarci che in questi giorni potremmo sentire crescere la tensione fino al punto di faticare a controllarla.

È il momento di rallentare, di godersi il silenzio tra le note: l’Ariete, che astrologicamente governa molte strutture legate del nostro corpo legate all’attività e all’energia (testa-denti-lingua, muscoli striati, organi sessuali esterni, cistifellea, arterie, sangue) ci permette di portare l’attenzione a queste parti, prendendocene cura senza richiedere sempre più sforzo, come spesso capita di fare.
È il momento di lasciare che il nostro corpo possa distendersi, incamerando energia senza subito spenderla in attività: la Neve spinge di certo all’esplorazione e al gioco (chi non ama camminare in un prato innevato, magari lanciandosi palle di neve?), ma anche a goderci il tepore della nostra casa, soprattutto di quella interiore.

Il nostro suggerimento per questi giorni è questo: prendetevi cura della vostra casa nei piccoli gesti quotidiani, come Frau Holle che con cura si dedica alle sue coperte e ai cuscini, permettendo alla neve di cadere sulla Terra. Permettetevi di curarvi del vostro corpo, abbassando il suo livello di stress, magari con buone tisane calde serali, o perché no con una buona cioccolata, o qualunque gesto vi riporti al senso di impegnato riposo che i nostri antenati conoscevano bene: godetevi l’otium (ozio), che ha pochissimo a che fare con l’inattività o l’accidia

Essere capaci di riempire intelligentemente le ore di ozio è l’ultimo prodotto della civiltà, e al giorno d’oggi pochissime persone hanno raggiunto questo livello”.
(Bertrand Russel)


Luna Piena 17 Gennaio – Il Mondo Sotterraneo

In questa Luna Piena, nel segno del Cancro in congiunzione a Plutone (ricordate il mondo sotterraneo e la catabasi di Orfeo?), viaggiamo verso la profondità delle nostre emozioni accompagnati solo dalla chiarezza del nostro sguardo.
Non verremo accompagnati da altri che da noi stessi, proprio come la giovane protagonista della storia di Frau Holle giunge nel Mondo Sotterraneo sola, e senza il fuso che cerca nel fondo del pozzo.

Ma è proprio nella ricerca sotterranea che possiamo trovare ciò che realmente ci spetta e ci appartiene, come le due fanciulle incontrano il forno con il pane e il melo con i frutti maturi, e decidono diversamente a seconda della propria attitudine: solo noi possiamo decidere cosa fare con le nostre emozioni, che nascono nella parte più arcaica e nascosta alla coscienza. Metaforicamente, possiamo decidere di metterle a frutto o di abbandonarle alla rovina, ma la seconda ipotesi ci porterà inevitabilmente molte difficoltà.

Prendetevi un po’ di tempo, in questi giorni, per sondare le vostre profondità. Sedete tranquilli e, se vi è possibile e gradito, in penombra, e chiudete gli occhi, respirando regolarmente e profondamente. Evocate nella vostra mente l’immagine di un lago dalla superficie calme e placide, e guardate emergere, sullo specchio liscio dell’acqua, le vostre emozioni.
Lasciate che la superficie dell’acqua vi permetta di non lasciarvi investire dalle emozioni, quali che siano, ma di osservarle semplicemente come attraverso un vetro protettivo. Non importa quali siano le cause, o se esse siano positive o negative: limitatevi ad osservare.
Quali emozioni vi caratterizzano, in questo momento? Quali sono i loro colori e le sensazioni che vi corrispondono?

Lasciate fluire attraverso lo specchio quanti stati e immagini ritenete utili e soddisfacenti, senza tentare di cambiarli in nessun modo: concedetevi lo spazio per un contatto profondo e un riconoscimento, senza modificare nulla. Sarà il corpo stesso, nel suo istinto profondo dominato dal Cancro, a darvi le indicazioni per trasformarli al meglio nei giorni che verranno.
Dopo il tempo di cui necessitate, lasciate che lo specchio d’acqua torni calmo e trasparente, e lentamente tornate alla normale percezione di voi stessi.
Potete, se volete, annotare la vostra esperienza per iscritto, o solo con alcuni appunti: tenetela con voi nel prossimo periodo, poiché potreste scoprire che gli stati che avete osservato cominciano da soli a svolgersi e modellarsi nella realtà al di qua dello specchio, solo per il fatto di essere stati osservati con chiarezza, e toccati con gentilezza.

Non è forse ciò che accade spesso, ad ognuno di noi?
A volte, non abbiamo bisogno di spiegazioni, ma solo di un abbraccio e di un contatto sincero.


Il Cerchio della Luna – Dicembre 2021

Eccoci giunti alla lunazione di dicembre, detta “Luna della Neve” nell’ambito delle spiritualità naturali europee per il suo carattere stagionale: il tempo in cui la luna compie il suo ciclo nel mese di dicembre è quello del Cuore stesso dell’inverno.
Quest’anno, il suo ciclo è particolarmente collegato a quello del Sole, cominciando con la Luna Nuova (Sagittario) congiunta a un’eclissi solare, e alla Luna Piena (Gemelli) nelle immediate vicinanze del Solstizio d’Inverno.

Ci troviamo nel tempo dell’anno in cui il buio raggiunge il suo apice, per cedere poi spazio a un Sole neonato nei giorni del Solstizio, luminoso del Fuoco dell’Anima. Il Fuoco del Sagittario, il più mistico della triade dei segni di Fuoco, che ci invita a puntare il nostro sguardo, come la sua freccia d’oro, verso ciò che è più Alto.

Luna Nuova 4 Dicembre – La Discesa verso l’Anima

Primo Quarto 11 Dicembre – Separare e Riunire

Luna Piena 19 Dicembre – Brillare con la Luna

Ultimo Quarto 27 Dicembre – Tornare in Superficie


Luna Nuova 4 Dicembre – La Discesa verso l’Anima

Ci troviamo fuori dalla profonda contemplazione della fase in cui l’autunno scivola nell’inverno, e entriamo prepotentemente nel buio accogliente del periodo del Solstizio, che ci vede profondamente impegnati, a partire dalla Luna Nuova, che configura il passaggio in una strettoia molto impegnativa prima della profonda trasformazione a venire.
Abbiamo di fronte il momento perfetto non per agire orizzontalmente, ma per scendere in verticale nelle profondità. Non alla ricerca di qualcosa da risolvere, come abbiamo sperimentato nel Tempo dello Scorpione, ma per lasciarci guidare dal Sagittario che punta alla meta finale, la parte più alta di noi, il Sé, l’Anima che ci chiama.

Abbiamo scelto per questo passaggio una storia molto famosa, appartenente alla mitologia greca antica, che simboleggia molto bene il viaggio di ricerca che ci aspetta: la catabasi di Orfeo, ovvero la sua discesa agli Inferi per riportare la sua sposa, Euridice, prematuramente discesa tra le Ombre dei defunti, sulla Terra.
Vi invitiamo a riflettere sul significato di questo mito molto conosciuto, un vero e proprio atto sciamanico di recupero dell’anima, attraverso l’origine stessa dei nomi dei due protagonisti.
Orfeo, mitico poeta-sacerdote capace di trasformare la realtà con il suo canto, sembra avere origine da ορφνη (orphne, “oscurità della notte”, quindi “oscuro”) oppure da ὀρφανός (orphanós, “orfano”, “solo”). Altre interpretazioni lo riportano a radici ebraiche, per cui ne deriverebbe “testardo”. In tutti i casi, abbiamo un personaggio che già dal nome vive la difficoltà dell’oscurità e della solitudine, esattamente come molti di noi in questo momento storico, e probabilmente spesso in questo periodo dell’anno, ma non si rassegna ad esse.
La driade Euridice ha un nome che riporta a qualcosa di ben più netto e luminoso: composto da εὐρύς (eurys, “grande”, “vasto”) e da δίκη (dike, “giustizia”), è traducibile letteralmente con “molto giusta”. Giusta sicuramente per Orfeo, che per lei trova il modo di arrivare in fondo agli Inferi, ma cosa c’è di più giusto per ognuno di noi di recuperare e mantenere il contatto con la propria essenza più profonda?
Il viaggio di Orfeo verso Euridice è simbolo di quello di ognuno di noi, che scende nelle profondità alla ricerca del suo Sé più luminoso.

Una curiosità: sebbene la versione più famosa della storia riporti una tragica fine – Orfeo non rispetta i patti stretti con Ade e Persefone, e perde la possibilità di riportare Euridice con sé sulla Terra -, esistono versioni in cui essa non viene citata, e altre – come quella di Jean Cocteau del 1925 – in cui Orfeo decide di rimanere nell’Ade con Euridice, pur di ricongiungersi con lei.
Proprio come noi in questo momento, Orfeo non sa se riuscirà, attraverso lo stretto e doloroso passaggio negli Inferi, a riportare con sé Euridice, ma non può far altro che dare fondo a tutte le sue energie e capacità per realizzare il suo scopo: in ogni caso, anche di fronte ad un fallimento, avrà fatto tutto il possibile per recuperare il suo contatto con l’Anima.

La versione che leggerete è la resa in prima persona, dal punto di vista di Orfeo, del testo tratto dalle Metamorfosi di Ovidio (Libro V), fino al punto in cui, con Euridice, comincia l’ascesa.
Rifletteteci, durante la lettura: chi di noi sarà disposto a seguire le orme di Orfeo, e sfidare gli Inferi stessi per ritrovare la sua Anima, passerà attraverso qualsiasi sfida, sapendo di avere un fine più profondo di qualsiasi difficoltà.

La Discesa di Orfeo

Euridice, mentre vagava tra i prati in compagnia di altre ninfe, era morta, morsa al tallone da un serpente.
A lungo sotto la volta del cielo la piansi disperatamente, ma poi mi riscossi, e decisi di sfidare anche il mondo dei morti, e non esitai a scendere sino allo Stige per la porta del Tènaro: vidi folle irreali, tra fantasmi di defunti onorati, e giunsi con molta fatica alla presenza di Persefone e del signore Ade, che regge il tenebroso regno dei morti.
Intonando al canto le corde della lira, così cantai:

«O dei, che vivete nel mondo sotterraneo, dove noi tutti, mortali, dobbiamo finire, se consentite che dica il vero, senza le menzogne di parole ambigue, non sono sceso quaggiù per vedere le tenebre del Tartaro o per stringere in catene le tre gole, irte di serpenti, di Cerbero figlio di Medusa. Causa del viaggio è mia moglie: una vipera, che aveva calpestato, in corpo le iniettò un veleno, che la vita in fiore le ha spezzato.
Avrei voluto poter sopportare, e non nego di aver tentato: ha vinto Amore! Lassù, sulla terra, Egli è un dio ben noto; se lo sia anche qui, non so, ma almeno lo spero: se non è inventata la storia di quell’antico rapimento, anche voi foste uniti da Amore vero.
Per questi luoghi terribili, per questo immane abisso, per i silenzi di questo immenso regno, vi prego, ritessete il destino anzitempo infranto di Euridice!
Tutto vi dobbiamo, e dopo un breve soggiorno in terra, presto o tardi tutti precipitiamo in quest’unico luogo.
Qui tutti noi siamo diretti; questa è l’ultima dimora, e qui sugli esseri umani il vostro dominio non avrà mai fine.
Anche Euridice sarà vostra, quando sino in fondo avrà compiuto il tempo che le spetta: in pegno ve la chiedo, non in dono. In pegno, e non in dono.
Se poi per lei tale grazia mi nega il fato, questo è certo: io non me ne andrò, e godrete della morte di entrambi!».

Mentre così cantavo, sostenuto dal suono della lira, le anime pallide piangevano; la fame di Tantalo dimenticò d’inseguire l’acqua che gli sfuggiva, la folle lussuria di Issìone smise di girare sulla ruota, stupita, gli avvoltoi più non rosero il fegato al violentatore Tizio, deposero l’urna sempre vuota le nipoti di Belo e tu, Sisifo, sedesti sul tuo macigno, cessando la fatica eterna.
Perfino alle Furie, commosse dal canto, per la prima volta si bagnarono le guance di lacrime.

Ed essi, la Regina e il Re degli abissi, non ebbero cuore di opporre un rifiuto alla mia preghiera, e chiamarono Euridice.
Tra le ombre appena giunte si trovava, e venne avanti con passo lento per la ferita.
Con il cuore rigonfio, prendendola per mano, ricevetti l’ordine di non volgere indietro lo sguardo, finché non fossimo usciti dalle valli dell’Averno; vano, altrimenti, sarebbe stato il pegno.
In un silenzio di tomba c’inerpicammo su per un sentiero scosceso, buio, immerso in una nebbia impenetrabile, verso la Luce.


Luna Crescente 11 Dicembre – Separare e Riunire

La luna è a metà del suo viaggio verso la pienezza, e in cielo si disegnano interessanti immagini legate al discernimento e all’autonomia che si possono raggiungere attraverso momenti di intensa osservazione.
I movimenti di questi giorni ci ricordano l’importanza di guardare alle relazioni con attenzione, sia nell’aspetto attrattivo di Venere – che è in Capricorno insieme a Plutone -, sia in quello repulsivo di Lilith – che, in Gemelli, rafforza il quadro di separazione e doppiezza della situazione attuale. Ci troviamo sotto un Cielo che ci ricorda Persefone, al contempo Fanciulla incarnante le qualità della Primavera (Venere), e Regina degli Inferi (Lilith) come compagna di Ade (Plutone).
A Lei per prima si rivolge Orfeo, e con lui Ovidio, nel mito che avete letto in novilunio: è Lei che simboleggia la capacità di unire e separare gli opposti.
La Luna in Pesci di questi giorni, avviata verso la sua massima luminosità, amplifica tutto questo, portando con sé le qualità dei Pesci, che stimolano allo stesso tempo una grande spinta all’attività e una straordinaria capacità di visione e immaginazione. Proprio per questo la Luna in questo segno amplifica la qualità del lavoro sui piedi-radici, e insieme delle due ghiandole centrali del cervello umano, l’ipofisi e l’epifisi, care alle medicine energetiche che le eleggono a controparti fisiche del quinto e del sesto chakra (visione e immaginazione/connessione, appunto).

Questo è un tempo adatto ad osservare la continua danza di separazione e unione di questi due – e altri – opposti, e per questo motivo vi proponiamo un esercizio corporeo molto semplice, ma di grande valore energetico.

Partite mettendovi in posizione eretta, comodamente appoggiati ai piedi e trovando un assetto comodo della colonna: seguendo un ritmo respiratorio dolce, iniziate ad immaginare un filo passante per il centro della volta cranica, che scende allineando testa, collo, torace, addome e bacino, e prosegue cadendo in mezzo ai piedi, contemporaneamente appendendovi al cielo/soffitto e ancorandovi alla terra/pavimento. Prendetevi tutto il tempo per raggiungere uno stato di solidità ed elasticità piacevole e soddisfacente.
Quando vi sentite pronti, seguendo una fase inspiratoria profonda, alzate lateralmente le braccia verso l’alto, fino a far fronteggiare i palmi delle mani tra loro, poi rivolgeteli verso l’esterno e abbassate le braccia fino a terra, espirando dolcemente e curando di mantenere quanto più possibile la schiena diritta, aiutandovi con la retroversione del bacino e la flessione delle gambe; i piedi rimangono comodamente ma saldamente appoggiati al terreno.
Una volta arrivati al punto più vicino al pavimento raggiungibile con comodità, unite i palmi delle mani e inspirate risalendo progressivamente, seguendo il filo verso l’alto fino a sollevare completamente le braccia e puntare con gli indici verso il soffitto, seguendoli con lo sguardo se vi è possibile e confortevole.
A questo punto, potete riprendere il ciclo e ripeterlo per quante volte vi è comodo (attenzione a non stancarsi), sempre mantenendo l’attenzione sulla sensazione del filo interno.
All’ultimo ciclo, arrivati alla posizione finale, semplicemente abbassate le mani congiunte espirando, e proseguite verso il basso fino a toccare terra (o al punto più vicino che riuscite a raggiungere). Qui, inspirando, separate le mani e alzatele lateralmente fino a ricongiungere i palmi all’apice del filo, e proseguite ripetendo il ciclo per lo stesso numero di volte.
Giunti all’ultimo ciclo, espirate e riportate le mani all’altezza del torace, per poi scioglierle e riportare le braccia lungo il corpo.
Prendete alcuni cicli di respirazione per apprezzare la sensazione della posizione eretta, e quando vi sentite soddisfatti riprendete a muovervi normalmente.

Durante l’esercizio, consigliamo di concentrarsi sulle sensazioni corporee, sulle emozioni e sui pensieri che emergono nella continua danza di separazione e riunione nel movimento dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, e di lasciarli semplicemente muovere nel flusso continuo, senza tentare di dirigerle o modificarle.
Scoprirete che, ripetendo questo esercizio per un buon numero di volte, alcuni “nodi” potrebbero sciogliersi spontaneamente, o potreste vedere un nuovo dettaglio ancora non considerato.

Raccontateci la vostra esperienza, e buon lavoro!


Luna Piena 19 Dicembre – Brillare con la Luna

Abbiamo raggiunto un momento di grande intensità: siamo alle soglie del Solstizio d’Inverno, nel pieno della celebrazione dei giorni più corti dell’anno da cui nascerà il nuovo Sole, che questa mattina sorge in opposizione alla Luna: il loro scontro, rafforzato da Lilith e da Venere, che si congiunge a Plutone in Capricorno e entra in moto retrogrado fino a fine gennaio 2022, ci spinge alla messa in discussione radicale del nostro mondo degli affetti. Saturno e Urano, in quadratura tra l’Acquario e il Toro, continuano a configurare un momento di grande scontro tra l’esigenza di libertà e quella di ordine.
Ma in tutto questo interviene Giove, in Acquario e in trigono al Sole e alla Luna, mitigando e alleggerendo lo scontro. In altre parole, rifacendoci al cammino del nostro Cerchio, non siamo ancora in superficie con la nostra Euridice al fianco, ma possiamo guardare fuori e ammirare il cielo stellato, la Luna piena, e goderci la loro bellezza e il loro quieto bagliore.
Abbiamo ancora molto da affrontare, e le scelte che faremo saranno importanti, ma oggi possiamo respirare e goderci la Bellezza che ci viene offerta, anche in presenza di dilemmi profondi.

Per questo motivo, oggi vi proponiamo un esercizio: prendete qualche minuto di tranquillità, sedetevi e regolarizzate il respiro, trovando una posizione comoda. Ascoltando il celebre brano “Fly me to the moon“, lasciate che l’immagine della Luna Piena si formi nella vostra immaginazione, con tutti i dettagli e l’aspetto che vi sono congegnali.
Quando la musica sfumerà, rimanete in contatto con l’immagine evocata dalla vostra visualizzazione, e godetevi la bellezza della sua presenza, della sua luce, della tranquillità che può donarvi anche in un momento così tumultuoso.
Prendete tutto il tempo che vi serve per apprezzare le sensazioni che si muovono dentro di voi, e ricordate che questo può essere un momento per fare una pausa, per ricontattare il senso di Meraviglia che vive in ognuno di noi fin da quando eravamo bambini e ammiravamo le stelle brillare nel cielo.

Portate con voi questa ricarica di Bellezza, e ricordate che i giorni dedicati alla rinascita della Luce, ancora una volta, ci dimostrano quanto sia possibile essere sereni – e perfino gioire – nel bel mezzo di una tempesta: basta sapersi affidare alle piccole e grandi bellezze che incontriamo ogni giorno.


Ultimo Quarto 27 Dicembre – Tornare in Superficie

Il Cielo di questi giorni è piuttosto complesso e in qualche modo pesante: la quadratura tra Saturno e Urano, il moto retrogrado di Venere, la sua congiunzione con Mercurio e Plutone, e molte altre caratteristiche ci consegnano una situazione in cui è sconsigliabile entrare nelle profondità del nostro lavoro personale, a meno di voler affrontare uno di quei cambiamenti epocali che richiedono quantità di energia enormi per essere affrontati e sostenuti.
Per molti di noi, è molto più saggio aspettare ancora un poco. Non c’è da temere: proprio come l’alba giunge dopo il momento più oscuro della notte, e il Sole inizia a recuperare potere dopo i giorni bui del Solstizio invernale, così in cielo si è condensata una pressione tale da non poter essere trattenuta a lungo. Molto presto, inizieremo a vedere cambiamenti molto intensi, e a muoverci in essi con molta più disinvoltura.

Il momento è adatto per osservare, e non per agire in modo manifesto. Stiamo continuando la nostra anabasi, il ritorno alla superficie sui passi di Orfeo, ma non è ancora ora di voltarci per scoprire se Euridice ci ha seguito: è il momento di tenere lo sguardo verso la meta, e camminare al meglio delle nostre possibilità. La Luna, complice dell’intricato disegno che abbiamo descritto, ci dà però la possibilità con il suo transito in Bilancia di mantenerci stabili anche in questa situazione.

Per questi motivi, vi suggeriamo un semplice esercizio: ogni mattina, al risveglio, prendetevi il tempo di osservare la vostra coscienza che riprende presenza nel vostro corpo, a partire dalle prime sensazioni, di solito centrali (orecchie, occhi, naso, bocca, colonna vertebrale) per passare sempre di più ad estendersi verso la periferia (mani, braccia, gambe, piedi, …).
Osservate come il vostro corpo emerge dalla notte e la vostra consapevolezza si prende tutto il tempo per riprendere coscienza dello spazio e delle varie parti del corpo: scoprirete un miracolo quotidiano, spesso dato per scontato.


Il Cerchio della Luna – Novembre 2021

Riprende il ciclo del Cerchio della Luna con la lunazione di novembre, detta “degli Antenati” nella tradizione neopagana europea per la sua strettissima relazione con la festività della Commemorazione dei Defunti, o Samhain/Samonios. Ci troviamo in un tempo di profonda trasformazione e introspezione, dove il silenzio dell’ambiente naturale pervade ogni cosa, e le giornate si fanno sempre più buie e fredde: anche se l’autunno può riservare ancora alcuni giorni di calore e ricchezza, l’inverno è ormai definitivamente vicino e già fa sentire il suo lento avanzare. È il tempo del Ricordo e della Memoria per coloro che ci hanno preceduti nel cammino della Vita, e dall’altra parte del Velo ci osservano, guidano e benedicono.

Luna Nuova 4 novembre – Promesse, Battaglie, Guarigioni

Primo Quarto 11 novembre – Integrazione delle Parti

Luna Piena 19 novembre – Stare con ciò che È

Ultimo Quarto 27 novembre – Sorsi di Benedizione


Luna Nuova 4 novembre – Promesse, Battaglie, Guarigioni

Quest’anno la luna nuova di novembre corrisponde con la festa di Samhain, letteralmente “Fine dell’Estate”, e capodanno per l’antico calendario celtico: in questo tempo di inizio e di fine, di chiusura e apertura del cerchio, la luna è nei suoi tre giorni oscuri, e Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione, sorge in cielo in corrispondenza dell’alba, evento chiamato “levata eliaca”, che segna l’evento astronomico della festività (la tradizione la colloca nelle notti tra il 31 ottobre e il 2 novembre). È il tempo della chiusura e della riapertura, nella fase più oscura dell’anno che culminerà con la rinascita del Solstizio d’Inverno.
La Luna Nuova nel segno dello Scorpione, accompagnata da Marte nello stesso segno e da Urano nel segno opposto, il Toro, ci parlano di un momento di incubazione di energie potenti, turbolente e sotterranee, che troveranno il loro compimento tra qualche settimana, proprio con la Luna Piena nel segno del Toro. È un momento di battaglie e di sconvolgimenti, che porterà però nuove energie e realizzazioni.

Per questa particolarissima Luna Nuova, abbiamo deciso di proporvi una storia appartenente al Ciclo dell’Ulster, un ciclo di storie epiche del nord dell’Irlanda, che vedono i due eserciti dell’Ulster e del Connacht combattere aspramente per il possesso di un Toro leggendario, dalla potenza sessuale e di fertilità incomparabile (la Luna Piena!).
Protagonista indiscusso del Ciclo è l’Eroe e semidio Cu Chulainn, figlio del Dio Multiforme Lug e potentissimo guerriero: in occasione di una battaglia, egli incontra la Morrighan, dea della guerra, della morte, della profezia e della fertilità, e si scontra con lei in tre diverse occasioni, in un gioco di seduzione, violenza e guarigione.
Riconoscerete i tratti della Luna attuale, con il suo carattere spiccatamente oscuro e turbolento, e della sua promessa di rinnovamento e guarigione futuri.
Pubblichiamo la nostra versione, tradotta e rinarrata dalla versione inglese del Ciclo (traduzione di L.W. Faraday, 2002).

Le tre promesse
Alla vigilia di una battaglia per la presa di un guado nel fiume, Chuchulainn vide una giovane donna dalle forme eccellenti avvicinarsi, coperta da una veste multicolore. Le chiese chi fosse, e lei rispose di essere la figlia di re Buan, venuta a incontrarlo poiché si era innamorata di lui. Portava, oltre all’offerta di se stessa, i propri tesori e le proprie mandrie.
“Il tempo in cui arrivi a me non è il migliore”, rispose lui. L’esercito si trovava infatti in cattive condizioni per la fame, e anche lui, per lo stesso motivo, faticava a pensare ai piaceri della carne.

Lei, rifiutata, gli rispose gelida: “Posso esserti d’aiuto… così come potrò portarti disgrazie, quando muoverò contro di te nel mezzo della battaglia. Verrò contro di te nella forma di un’anguilla, ai tuoi piedi nel guado, e ti farò cadere”.
“Ti schiaccerò fino a romperti le costole, e rimarrai in questa condizione fino a che una benedizione cadrà su di te”, rispose lui.
“Spingerò le mandrie contro di te nel guado, nella forma di una lupa”, incalzò lei.
“Ti scaglierò contro una pietra con la mia fionda, così da accecare il tuo occhio, e rimarrai in questa condizione fino a che una benedizione cadrà su di te”.
“Verrò contro di te alla testa delle mandrie, nella forma di una giovenca rossa senza corna. Correranno verso di te nella piana, e nel guado, e nelle pozze, e non mi vedrai arrivare”.
“Ti lancerò una pietra”, rispose lui, “e ti romperò una gamba, e rimarrai in questa condizione fino a che una benedizione cadrà su di te”.

A quel punto, lei si allontanò.

Lo scontro
Quando gli uomini si incontrarono sul guado, e cominciarono a combattere, l’anguilla si arrotolò tre volte intorno al piede di Cu Chulainn, facendolo cadere schiena a terra nel fango. 
Il suo nemico lo colpì, ferendolo con la spada, e gli uomini iniziarono a schernirlo. Allora lui si rialzò, e colpì l’anguilla con il piede, rompendole le costole.
Le mandrie vennero incitate verso il campo a est, scardinando le tende con le corna, spaventate dal caos.

Allora la lupa gli si avventò contro, riconducendo le mandrie a ovest, contro di lui e l’esercito. Lui le lanciò una pietra con la fionda, accecandola.
Lei tornò nella forma di una rossa giovenca senza corna, correndo davanti alle mandrie nel guado, e agitando così tanto le acque da far scomparire le terre calpestabili. Lui, allora, le lanciò una pietra, spezzandole una gamba.
Fu così che Cu Chulainn realizzò la triplice promessa che aveva fatto alla Morrighan.

Le tre benedizioni
Quando Cu Chulainn era in grande difficoltà, la Morrighan si presentò a lui nella forma di una vecchia megera, cieca e zoppa, che mungeva una mucca con tre mammelle. Lui le chiese un sorso di latte, e lei gliene diede da una mammella.
“Che sia sano chi diede questo latte”, disse lui. “La benedizione degli dei e dei mortali scenda su di te”.
Così il corpo di lei fu guarito, e tornò integro.
Poi, gli diede un sorso di latte dalla seconda mammella, e il suo occhio tornò integro.
Un terzo sorso dalla terza mammella, e la sua gamba tornò integra.

Così si realizzò la promessa di lui: “Fino a che una benedizione cada su di te”.


Primo Quarto 11 novembre – Integrazione delle Parti

Nella storia che vi abbiamo presentato in Luna Nuova, la Morrighan sperimenta quella che potremmo definire una vera e propria deprivazione fisica, sensoriale e motoria: viene azzoppata, accecata e le viene fratturata una metà del torace.
Chiunque abbia mai sperimentato una di queste menomazioni – in modo temporaneo o definitivo – sa quanto sia difficile riadattarsi all’autonomia nella vita potendo contare su una di due parti simili del corpo (o addirittura tutta una parte, nel caso di danni neurologici come l’emiplegia).

Quello che non consideriamo è che il nostro corpo, essendo lateralizzato per natura, ovvero organizzato su schemi differenti tra due parti omologhe, non è abituato a gestirle in modo speculare, o separato. Lo sanno bene molti musicisti, che si allenano per anni a dissociare e riassociare i movimenti delle due mani per ottenere un risultato organico nella produzione musicale.

In questo Primo Quarto in Acquario, segno dominatore della parte inferiore del corpo, specialmente delle gambe, vi proponiamo un semplice esercizio praticato in molte tradizioni intorno al mondo: la Camminata Consapevole.
Ma inseriremo un cambiamento fondamentale.
Scegliete un momento tranquillo della giornata in cui avere almeno una decina di minuti di pratica, e – sia che siate in casa, sia che siate fuori – provate a concentrare la vostra attenzione su una gamba sola alla volta mentre camminate: siete in grado di controllare solo i suoi movimenti, lasciando il resto al vostro cervello?
Dopo alcuni minuti, provate a portare l’attenzione solo sulla gamba opposta: avete le stesse difficoltà, o provate sensazioni differenti?
Concedetevi uno o due minuti finali per riportare l’attenzione sui movimenti di entrambi gli arti: camminate come prima? Qualcosa si modifica?

Potete fare questo esercizio anche con altre parti del corpo, ma vi consigliamo i piedi dal 12 al 14 novembre (Luna in Pesci), e i movimenti della masticazione (masticare solo da un lato) dal 15 al 16 (Luna in Ariete).

Raccontateci, se volete, la vostra esperienza!


Luna Piena 19 novembre – Stare con ciò che È

Una delle lezioni più importanti da apprendere è sicuramente quella di restare presenti e attenti nelle situazioni senza aspettarsi che siano differenti, senza tentare di modificarle e senza attribuirne la responsabilità agli altri (il partner, i vicini, lo Stato, le stelle, Dio, l’Universo, il Destino, …).

Questa Luna Piena in Toro, coincidente con un’eclissi parziale di luna, ci spinge a trovare nuove forme non nel fare, ma nello stare radicati in ciò che siamo, e lasciar emergere tutto ciò che sentiamo e proviamo dalle profondità in cui ci siamo immersi (lo Scorpione). Non è perciò il tempo di fare nulla, ma di restare fermi in distesa contemplazione, proprio come fa il Toro: molti, erroneamente, lo ritengono un animale aggressivo, mentre in realtà è uno dei più mansueti e calmi mammiferi del mondo.

Vi proponiamo di meditare su questa frase:

Tutta l’oscurità del mondo non può spegnere la luce di una singola candela” (San Francesco d’Assisi)

Prendetevi un po’ di tempo in questi giorni, accendete una candela, e fissatene la fiamma seduti comodamente: lasciate che questa frase si mantenga nella vostra consapevolezza insieme alla luce della fiamma, e osservate le impressioni che vi comunica, le riflessioni che sollecita, e l’immagine che vi restituisce di voi stessi in questo momento.

Calmi e saldi, come il Toro, potrete accedere alle profondità dello Scorpione senza temere di perdervi, e scoprire i tesori nascosti della vostra vita.


Ultimo Quarto 27 novembre – Sorsi di Benedizione

Se ben ricordate, la storia con cui si è aperto questo ciclo, raccontando il rifiuto, la lotta e poi le benedizioni di Cuchulainn e della Morrighan, terminava con i tre sorsi di latte che la Dea concedeva all’Eroe in cambio di tre benedizioni guaritive.

Nel corso di questa lunazione, abbiamo attraversato momenti di grande bisogno di stabilità, attenzione e contemplazione: molti di noi si sono trovati ad affrontare momenti di grande tensione, e non sempre sono riusciti a mantenersi sereni e centrati nel grande turbinio del nostro tempo.
Abbiamo attraversato la divisione anche dentro di noi, tentando di separare parti del corpo che normalmente procedono insieme al di fuori del nostro controllo volontario, e abbiamo esercitato la nostra capacità di stare fermi e tranquilli anche dispetto delle circostanze esterne.

In questa fase, in accordo con la corrispondenza del segno in cui si trova la luna in questo momento, ovvero la Vergine, è opportuno concentrarci sul sistema digerente, e in particolare duodeno e intestino tenue, che ci permettono di raffinare e assorbire ciò che è utile, e scartare ciò che ci è dannoso o inutile. In senso energetico questo sistema governa la nostra risolutezza e la nostra forza di volontà: la Medicina Tradizionale Cinese lo chiama “ministro del tesoro”, proprio perché è incaricato di gestire e amministrare le nostre risorse interiori, anche emotive.

Vi proponiamo un esercizio molto utile da portare avanti per tutta la restante fase della luna calante.
Ogni giorno, versatevi un bicchiere d’acqua e prendetene alcuni sorsi consecutivi, prendendovi tutto il tempo di seguirne il percorso dalle labbra, alla lingua, alla gola, all’esofago e poi giù fino allo stomaco, trasformando la sensazione del liquido in un materiale più leggero e luminoso, che viaggia dallo stomaco all’intestino illuminandolo e riscaldandolo dall’interno, ammorbidendone le pareti e rinvigorendolo ad ogni passaggio.
Potete fare questo esercizio più volte al giorno, contando il tempo di tre sorsi d’acqua, o più numerosi se ve la sentite.
Procedendo nei primi giorni della settimana, da lunedì a mercoledì, in cui la luna passerà nel segno della Bilancia, potrete modificare leggermente l’esercizio portando la stessa energia ai reni e alle vie urinarie, strettamente legati alle funzioni dell’intestino tenue, ma con la particolarità di gestire maggiormente la componente mentale, legata soprattutto ai ricordi.
Da mercoledì a venerdì, con il passaggio nello Scorpione, l’attenzione potrà andare a portarsi ancora più giù, verso il retto e la vescica, governati da questo segno.

Come sempre, se vorrete, raccontateci la vostra esperienza!


Il Cerchio della Luna – Ottobre 2021

Eccoci alla prima luna nuova che dà inizio a questo percorso di lavoro su di Sé attraverso le energie della Luna e degli astri. 
Come ogni inizio che si rispetti anche questo richiede di lasciare andare per poter comprendere il nuovo. 
Con questo mese vedremo spogliarsi gli alberi, nei giardini si poteranno le ultime piante e allo stesso modo anche l’uomo è invitato a spogliarsi di tutto ciò che non gli è più utile, che siano oggetti o falsi sé che si porta dietro, che siano relazioni o azioni, è questo il momento giusto.
Questo ciclo lunare, che culminerà con la Luna Piena, è chiamato “Luna del Cacciatore” perché in antichità questo mese era dedicato all’ultima caccia prima dell’inverno, prima che gli animali si ritirassero in letargo. L’uomo aveva la possibilità di fare le ultime scorte prima del lungo periodo di freddo.

Cosa significa fare scorte ora? E’ farsi guidare dall’energie della Bilancia, segno di questo mese, a trovare l’equilibrio tra gli opposti: tra tenere e lasciare, tra agire o attendere, poiché dal prossimo mese entreremo ancora più in profondità dentro di noi e come in ogni viaggio che si intraprende occorre avere tutto il necessario la lasciare tutto ciò che non serve per non avere un carico troppo pesante che ci stancherebbe inutilmente.
Buon cammino.

Luna Nuova 6 ottobre – Il Baffo della Tigre

Primo Quarto 13 ottobre – Prendere e Lasciare

Luna Piena 20 ottobre – Negli Occhi della Tigre

Ultimo Quarto 28 ottobre – Cavalcare il Cuore


Luna Nuova 6 ottobre – Il Baffo della Tigre

In questo novilunio, Marte (l’azione oltre l’impulso) e Chirone (il guaritore ferito) ci invitano ad agire per guarire profondamente ciò che in noi ha necessità di coraggio, cura e dedizione.
Su queste onde vi presentiamo la prima storia per condurci alla riflessione sulla scelta di prendersi cura (di sé, dei propri cari, del proprio mondo). Si tratta di una storia tradizionale asiatica, con molte versioni nei diversi paesi (Cina, India, Sud-est asiatico, …) in cui è diffusa: si intitola “Il Baffo della Tigre”.

C’era una volta
una donna che viveva con il marito in un boschetto, in una casetta appartata dal mondo, in cui avevano sempre regnato la pace, l’amore e l’armonia.
Un giorno, il marito era stato costretto a partire per la guerra, e dopo molte sofferenze era tornato a casa, ma i suoi occhi, un tempo dolci e pieni di premura e di gioia, erano ora vuoti e spenti, e lui guardava il boschetto, la casetta, e la donna che aveva sempre amato senza davvero vederli.
La sua anima era lontana: era ancora sul campo di battaglia, e vagava nelle lunghe notti passate nel tormento.

Ogni giorno, la donna si struggeva per lui, per non poterlo aiutare, finché, disperata, decise di fare visita ad un vecchio saggio, che, si diceva, poteva curare ogni malattia.
La sua casa, una grotta sul fianco di un’alta montagna, era difficile da raggiungere, e si diceva che solo i più arditi potessero riuscire nell’impresa: nondimeno, la donna decise di affrontarla, e si mise in viaggio.
Dopo molto camminare, e molti rischi corsi, riuscì a giungere all’imboccatura della caverna, stanca e infreddolita. Una voce profonda la accolse dall’interno:

“Ti ho sentita. Qual è la tua richiesta?”

La donna non si fece intimidire dalla domanda del saggio, e gli disse di essere venuta fin lì in cerca di una cura per una persona cara.

“Una cura!”, esclamò lui, “Una cura! Tutti a chiedere una cura, senza mai preoccuparsi di trovare una soluzione! Quale sarebbe il suo problema?”.

La donna non si perse d’animo, e raccontò del boschetto, della casetta e dell’infelicità che provava per il marito che aveva perso la luce che gli splendeva negli occhi.
Sull’orlo delle lacrime, pregò il saggio di aiutarla.

“Non mi stai chiedendo di riparare un osso o di rimediare a un’infezione. La ferita dell’uomo che ami è molto profonda”, rispose lui, poi tacque per molto tempo, tanto che lei cominciò a disperarsi. Poi, parlò di nuovo: “Conosco una pozione che potrebbe aiutarlo, ma mi servirà il tuo aiuto”.

“Qualsiasi cosa”, disse la donna, e ora le sue lacrime erano di gioia.

“Devi portarmi un baffo preso da una tigre viva”.

Lei ricadde nello sconforto: era impossibile ciò che il saggio le chiedeva! Lui, però, fu categorico: non poteva completare la pozione senza quel baffo.

La donna tornò al boschetto, alla casetta, e all’uomo che non la guardava più come un tempo. Si arrovellò per molti giorni e molte notti, finché ebbe un’idea.
Una notte, cucinò una ciotola di riso con salsa di carne, e uscì prima dell’alba senza avvisare il marito, perso nella sua tristezza. Si incamminò nel profondo della foresta, fino a raggiungere un’altra grotta, dove si diceva vivesse una grande tigre: cercando di muoversi silenziosamente, posò la ciotola all’ingresso, e tornò velocemente a casa. La notte seguente, cucinò di nuovo il riso con la salsa e lo portò alla grotta: la prima ciotola era rimasta piena.

La donna non si perse d’animo: ogni notte, per diversi mesi, cucinò una ciotola di riso con salsa e la portò portò all’ingresso della grotta, scambiandola con quella del giorno prima. Attese, senza mai vedere la tigre, ma senza mai saltare un giorno.
Una mattina, posata la ciotola a terra, la donna alzò lo sguardo e vide la testa della tigre, immensa e maestosa, sbucare dall’ingresso della grotta, fiutando l’aria alla luce dell’aurora. Attenta a non fare movimenti improvvisi, e tenendo a bada la propria impazienza, la donna tornò a casa. Con immensa gioia, il mattino dopo trovò la ciotola vuota, e proseguì con il suo piano con rinnovata convinzione.

Dopo alcune settimane, la tigre iniziò ad aspettarla prima dell’alba, ricambiando il cibo con fusa di ringraziamento, ma senza ancora farsi avvicinare: paziente, la donna continuò a portarle il riso, finché una mattina l’animale si spinse più in là, strofinando la sua enorme testa sulle mani della sua benefattrice. Accarezzandola dolcemente, lei esultò di gioia nel suo cuore.

Attese ancora qualche giorno, guadagnandosi la completa fiducia del grande felino, che ora si lasciava avvicinare e coccolare senza opporre resistenza: allo scadere del sesto mese, una lunga metà dell’anno passata a cucinare e a portare il cibo in dono, la donna seppe che era giunto il momento.
La mattina dopo, accarezzando la tigre distesa a terra, sazia dopo un lauto pranzo, lasciò che si addormentasse: si sorprese ad accorgersi di provare affetto per lei, dopo tutto questo tempo passato ad accudirla. Sorrise, e si ripromise di continuare anche dopo che il vecchio saggio avesse preparato la pozione per suo marito. Con delicatezza, attenta a non procurare dolore, staccò uno dei lunghi baffi della tigre e la lasciò dormire in pace, sussurrandole un ringraziamento.

Senza nemmeno fermarsi per gioire della vittoria, la donna corse con quanto più fiato aveva in corpo alla grotta sulla montagna: il vecchio saggio la sentì arrivare, e si presentò all’esterno, seduto davanti al fuoco. Lei, ancora ansimante, si limitò a porgergli il baffo della tigre, che aveva stretto in pugno per tutto il tempo.

“Vedo che l’hai trovato”, disse il vecchio, con una luce divertita e ammirata negli occhi. “Raccontami come hai fatto”.

La donna raccontò dei sei mesi passati, del suo piano e delle sue paure, della sua crescente sicurezza nel trattare con la tigre, della gioia della connessione che aveva stretto con l’animale, e della speranza crescente che nutriva per la sorte del marito.
Tenendo il baffo tra le dita, osservandolo alla luce dorata del fuoco, il vecchio saggio ascoltò tranquillo e silenzioso, finché, senza alcun preavviso, alla fine del racconto gettò il baffo nel fuoco.

In un istante, mentre il baffo scompariva tra le fiamme, la donna urlò disperata.

“Cosa hai fatto?”

“Mia cara”, disse il vecchio, ridendo per la prima volta, “non hai più bisogno di quel baffo, né della pozione. Dimmi, un uomo può forse essere più difficile da aiutare di una grande tigre? Se un animale feroce e selvaggio può imparare ad amare grazie alle tue cure e la tua pazienza, potrà forse un uomo, il tuo compagno, non guarire grazie al tuo aiuto?”.

La donna stette in silenzio. Sorrise al vecchio saggio, annuendo in segno di ringraziamento, e si incamminò verso il boschetto, verso la casetta, verso l’uomo che amava.
Ed ora, anche verso una grande tigre, che era la sua più cara amica e le aveva insegnato la via per riportare la pace, l’amore e l’armonia.


Primo Quarto 13 ottobre – Prendere e Lasciare

Per il primo quarto della luna di ottobre vi proponiamo un esercizio semplice ma non banale: portare attenzione al respiro. Il respiro prima e più di ogni altra cosa ci porta a sperimentare il lasciar andare per poi, una volta creato nuovo spazio, poter prendere.

Trovate uno spazio all’interno o all’esterno dove potervi mettere comodamente seduti. Se il luogo in cui vi trovate è pressochè privo di rumori verrete facilitati nel portare attenzione a voi stessi.
Chiudete gli occhi e valutate se ci sono aree del vostro corpo che hanno necessità di essere aggiustate per non mantenerle in tensione.

Ora dolcemente iniziate a sentire come l’aria entra dalle vostre narici ed esce dalla bocca leggermente socchiusa: apprezzate le qualità di ciò che sta avvenendo: com’è l’aria? E’ fredda o calda? Le narici sono entrambe libere o in una c’è resistenza al fluire del respiro? Cosa sento muovere quando inspiro? La testa e il collo, le spalle e il torace o l’addome? Le braccia e le gambe rimangono rilassate o è come se volessero seguire il respiro? L’aria esce calda dalle labbra? Fatico a lasciarla uscire o è libera di farlo?

Datevi il tempo di rispondere a queste domande continuando a far fluire il respiro, state nell’esperienza, questo farà in modo che il vostro flusso non si interrompa, né che diventi meccanico. 
Alla fine proverete una sensazione simile a quella di andare sull’altalena: senza fretta di arrivare alla fase successiva si attende di completare l’espirazione, come quando si sale in alto per poi ricadere giù ed avere nuovamente la forza di salire indietro, la fase in cui si prende aria.
Quando avrete trovato l’armonia tra le due fasi, il punto d’equilibrio della bilancia, ri-osservate la presenza o l’assenza delle tensioni nel vostro corpo, aprite dolcemente gli occhi e portate questa ritrovata fluidità di lasciar andare e prendere nella vostra vita.


Luna Piena 20 ottobre – Negli Occhi della Tigre

In questa notte di luna piena, sotto il segno dell’Ariete, si muove l’energia della Tigre destata dal racconto della luna nuova. Se abbiamo imparato a prendercene cura, a domarla non con la forza ma con la gentilezza e la pazienza, nell’attesa e nel respiro, invece di mangiarci vivi sarà una valida alleata lungo il corso della vita.

Sono giorni di aspre battaglie in molti contesti, ma il campo più difficile è quello interiore: abbiamo domato la nostra tigre, o siamo ancora impauriti dal suo fuoco, quello dell’Ariete, il segno cardinale dell’elemento fuoco, il più impetuoso e impulsivo di tutti?

In questi giorni il carattere equilibratore della Bilancia, insieme al ritorno a più miti consigli di Mercurio, ci permette di mettere il Fuoco della Volontà al servizio di una vita dominata dalla Giustizia. In alternativa, il rischio è quello di disperderlo nell’Oppressione e nell’Ingiustizia.

Per ispirare i vostri passi, vi proponiamo una breve esperienza.
Leggete, in silenzio o ad alta voce, i versi qui sotto, dalla penna di William Blake.

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

Ora chiudete gli occhi, e respirando dolcemente lasciate che l’immagine della Tigre, la vostra, si presenti all’immaginazione: accogliete quanto vi comunica insieme agli echi della poesia.
Che sensazione vi dona? Come vi sentite nell’immaginarla?
Quali emozioni si muovono alla sua presenza?
Prendetevi tutto il tempo necessario, e lasciatevi infondere del suo potere.
Quando avrete finito, continuate a respirare fluidamente e tornate ad aprire gli occhi, portando con voi tutta l’energia di questa notte nei giorni a venire.


Ultimo Quarto 28 ottobre – Cavalcare il Cuore

Mentre la Stagione accoglie sempre di più i colori e le forze del Tempo degli Antenati (tra pochi giorni in molte tradizioni ricorrono le celebrazioni per coloro che hanno lasciato la dimensione fisica), la Luna si trova al suo ultimo quarto (o quarto calante) nel segno del Leone, profondamente connesso con la sfera cardiaca.
Durante questa lunazione abbiamo esplorato l’importanza della Cura delle nostre risorse più profonde e potenti, simboleggiate dalla Tigre della storia in Luna Nuova e dei versi di William Blake, e dalla dimensione fluida del respiro consapevole del Primo Quarto. Il Cuore è il protagonista di questi giorni, favorevoli a dedicarsi alla sua cura e all’allenamento delle sue facoltà fisiche ed energetiche.

Gli esercizi consigliati in questo momento sono quelli connessi alla tonificazione – attenzione a non affaticarsi troppo! – e al lavoro sottile sulla sfera cardiaca, quella delle emozioni – anche turbolente – associate al mondo dell’affettività, dell’amore e della passione intesa come energia che ci muove verso la realizzazione.
Vi proponiamo quindi un altro esercizio molto basico, ma altrettanto intenso e potente: l’ascolto del cuore.

Trovando uno spazio e un tempo comodi, silenziosi e liberi da distrazioni – ricordate il Primo Quarto? – mettetevi in una posizione comoda, preferibilmente seduti, e posizionate entrambe le mani sul petto. Respirando comodamente, senza cercare di modificare il respiro, concentratevi sul centro del petto. Lasciate che lentamente la vostra sensazione “affondi” nelle onde del respiro: dopo un certo tempo, diverso per ognuno, inizierete a percepire un’altra onda, più veloce e profonda, quella del battito cardiaco.
Potrebbe sfuggirvi per alcune volte, ma dopo poco dovreste essere in grado di concentrarvi sul battito per un buon arco di tempo: quando ne avrete una percezione abbastanza solida, staccate le mani e muovetele verso l’esterno, aprendo le braccia fino ad aprirle all’altezza delle spalle, tendendo le dita dolcemente.
Il battito potrà sentirsi meno nettamente, ma concedendovi di lasciarlo riemergere lo sentirete riverberare in tutto il corpo: lasciate che si muova liberamente, scaldandovi e rinvigorendovi per tutto il tempo necessario, pacificando le vostre emozioni e i vostri pensieri.
Quando sentirete che l’esercizio è terminato, abbassate le braccia e concedetevi ancora qualche momento per apprezzare le nuove sensazioni: lasciate che la vostra Tigre interiore faccia le fusa, e che sia pronta a saltare quando sarà necessario!