Il Cerchio della Luna – Febbraio 2022

La lunazione di Febbraio ci porta in un mondo che si appresta ad essere completamente nuovo sotto molti aspetti.
La luna Nuova, infatti, cade direttamente il 1 febbraio, in coincidenza con la data tradizionale della festa di Imbolc/Candelora, a metà tra il Solstizio invernale e l’Equinozio primaverile, a segnare un tempo di purificazione e di preparazione al nuovo inizio del viaggio dal Seme alla Pianta, al Frutto nelle stagioni successive.
È un tempo ancora dominato dal freddo e dal riposo, ma non nella qualità profonda del primo inverno, ma in quella del fermento della fine della gravidanza: in questo periodo, infatti, iniziano ad avvistarsi i primi timidi segnali di passaggio dall’immobilità della Neve al fermento della Primavera. Le giornate iniziano ad allungarsi, e sebbene la grande energia dei mesi della seconda triade sia ancora lontana, non passerà molto tempo prima delle nuove nascite nel mondo animale, e della ripresa della vita all’aperto dopo il lungo riposo.
In questi giorni, molte tradizioni accostano ad animali simbolici la previsione dell’andamento stagionale: l’Orso, il Serpente, la Marmotta, il Merlo, sono presenti nel folklore come premonitori di tempo mite o inclemente a seconda del loro comportamento.
Per il mese di febbraio si prospetta un lento ma inesorabile cambiamento di molte configurazioni dure a modificarsi nei mesi precedenti, in cui ci sarà bisogno di grande forza e ispirazione, per creare qualcosa di davvero animato.
La luna di febbraio è detta “Immacolata”, per la sua stretta correlazione alle attività di purificazione e preparazione all’uscita dalla stagione invernale. Procediamo nel cammino con fiducia: la notte è ormai alle nostre spalle!

Luna Nuova 1 Febbraio – Conquistare la Paura


Luna Nuova 1 Febbraio – Conquistare la Paura

La Luna Nuova di Febbraio coincide con il primo giorno del mese, tradizionalmente segnante il tempo di Imbolc nella tradizione irlandese, dedicato alla dea Brigid, e delle Calende di Febbraio in quella romana, dedicate alla dea Februa.
Entrambe le divinità sono guaritrici e portatrici di rinnovamento, esattamente come il periodo stagionale, che è legato sia ai picchi periodici delle infezioni respiratorie, sia alle prime avvisaglie della Primavera in arrivo.
Questo 1 febbraio ci dona una luna nuova in Acquario, in stretta congiunzione al Sole: è un momento di rinnovamento profondo, il riunirsi delle due lancette dell’orologio sul primo rintocco. Interessante il loro rapporto con i governatori dell’Acquario: poco lontano transita Saturno, che pochi giorni fa ha superato la sua fase distruttiva e preannuncia di ricostruire e restaurare ciò che negli ultimi due anni, con il suo moto lento ma incisivo, ha destrutturato e messo in discussione, mettendo ora ordine nel mondo individuale e collettivo. Tutti e tre sono in quadratura con Urano, il governatore esuberante, il pianeta che infonde sregolatezza e libertà con i suoi passaggi, ma che con la sua posizione nel Toro promette rivoluzioni nella vita pratica e nel sistema di valori costituito.

Ci troviamo in una situazione di grande tumulto, in cui a una grande disciplina si affianca un’energia di cambiamento molto importante. La Luna Nuova ci invita a guardare alle emozioni negative con attenzione e compassione, e a purificarne l’energia potenzialmente dannosa.
Vi proponiamo una storia Etiope, chiamata “Conquistare la Paura”, con l’augurio di poterla realizzare in questa nuova lunazione.

C’era una volta, in un piccolo villaggio, un bambino così spaventato dal mondo intero da essere chiamato da tutti Miobe, “lo Spaventato”. Lo chiamavano così sua madre, suo padre, il nonno e la nonna, e tutti i parenti e gli abitanti del villaggio.
Un giorno, stanco di portare un nome così disonorevole, Miobe decise di partire, con un proposito nel cuore: conquistare e sconfiggere la Paura, per non esserne mai più schiavo.
Così, impacchettò le sue cose, e senza salutare nessuno partì, deciso a compiere la propria missione. La notte, si fermò a dormire all’addiaccio, continuando a ripetere il proposito prima di addormentarsi: “Ti sconfiggerò, Paura”.
A mezzanotte, aprì gli occhi all’improvviso, destato dall’ululato dei lupi. Costringendosi a non scappare, a stento contenendo il tremore, Miobe si rimise in marcia, gridando alla notte: “Ti sconfiggerò, Paura!”. E camminò, finché il Sole sorse dorato e sfavillante davanti a lui, e si sentì sollevato e felice: stava imparando a diventare coraggioso. Continuò a camminare, con un largo sorriso sul volto.

Si imbatté, dopo qualche tempo, in un villaggio straniero, e sentì di nuovo il morso della paura. Ma si fece coraggio, gridando al villaggio: “Ti sconfiggerò, Paura!”.
Quando entrò nel piccolo abitato, scoprì che era popolato di persone che sembravano terrorizzate come lo era lui fino al giorno precedente. Quando chiese quale fosse il motivo di quel terrore, gli anziani gli risposero:
“Siamo disperati, poiché il nostro villaggio è minacciato da un terribile mostro. Ecco, lassù, guardalo: in cima alla montagna!”.
Dicendo così, indicavano la cima del monte al di sopra del villaggio. Miobe non vide nulla, e più si sforzava più non riusciva a scorgerlo.
“Non è possibile!”, urlò un Anziano. “Eccolo lassù, con la testa di un feroce coccodrillo!”.
“E guarda, il corpo di un enorme ippopotamo!”, aggiunse un altro, levando un dito.
“E ancora più spaventoso, ecco il fumo che esce dalle sue narici, come quelle di un drago sputafuoco!”.
Più gli Anziani parlavano, mostrandogli le fattezza del mostro, più ora Miobe poteva riconoscerne i tratti, e cominciò anche lui a vederli e a temerli. Si recò nel villaggio, dove i bambini non giocavano, ma stavano rintanati nelle case.
“Se usciamo per le strade, il mostro ci mangerà!”, gli disse uno di loro.
Fuori dal villaggio, Miobe vide i campi abbandonati a se stessi, e gli animali vagare senza custodi e persone che si prendessero cura di loro.
“Non possiamo lavorare”, gli disse un contadino, “altrimenti il mostro ci vedrà e ci mangerà!”.
Miobe ritornò dagli Anziani, e diede voce al desiderio che sentiva in fondo al cuore: “Ho deciso che diventerò coraggioso. Perciò, andrò ad uccidere il mostro!”.

Furono vani tutti gli ammonimenti degli Anziani e degli abitanti del villaggio, che tentarono in tutti i modi di dissuadere Miobe dal suo impegno, ed essi salutarono la sua partenza con lamenti e ammonizioni.
Scalando la montagna, sulle prime Miobe non vide cambiamenti nel mostro, che stava in cima a guardare verso il basso, minaccioso e terribile. Mano a mano che saliva, però, il bambino si accorse che, incredibile a dirsi e a vedersi, il mostro rimpiccioliva!
Più si avvicinava, più le sue fattezze sembravano meno feroci, e a metò del percorso anche il fumo smise di uscire dalle sue narici. Quando fu giunto sotto la sommità della montagna, il bambino non vedeva più il mostro, e, sebbene una voce dentro di lui dicesse che probabilmente si era nascosto per tendergli un agguato, continuò a mettere un piede davanti all’altro, e una mano sul prossimo sasso.
Quando giunse sulla sommità, il grande, enorme e spaventoso mostro non c’era più: al suo posto, stava una piccola creatura simile a un rospo, immobile e dagli occhi sbarrati per il terrore.
Il bambino si chinò verso di esso.
“Chi sei tu? Come sei diventato così piccolo? Eri così grande, cosa ti è successo?”.
Il piccolo rospo non rispose, continuando a fissarlo con i suoi grandi occhi spaventati.
Miobe lo prese tra le sue mani, e con grande attenzione lo portò con sé lungo le pendici del monte, fino al villaggio: quando entrò tra le case, verso la casa degli Anziani, tutti lo seguirono, spaventati dal fatto che il mostro non si vedesse in cima al monte, convinti che stesse per attaccarli.
Infine, il bambino arrivò davanti agli Anziani, raccontando la propria scalata e consegnando loro il piccolo rospo, che non aveva mai risposto alla sua domanda.
Il Capo degli Anziani, che fino ad allora non aveva mai parlato, si fece avanti, e chiese al rospo:
“Chi sei? Come ti chiami?”.
Il rospo gracidò: “Mi chiamo Paura, e questo bambino mi ha smascherato: non sono il grande e feroce coccodrillo, né il mostruoso ippopotamo, e nemmeno il terrificante drago sputafuoco. Fingevo di esserlo, cosicché voi aveste paura di me, e non mi veniste a maltrattare in cima alla mia montagna”.

Fu così che il rospo poté tornare alla sua montagna, e il villaggio rinacque e prosperò, finalmente libero dalla Paura. E che un bambino che una volta era stato spaventato da tutto il mondo, credendo che fosse feroce come un orribile mostro, scoprì di essere coraggioso, e di poter smascherare la Paura e il suo inganno.
Così, Miobe imparò che ogni Paura, vista da vicino, non è più minacciosa di un piccolo rospo dagli occhi grandi, che ha solo tanto timore di essere maltrattato.


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