Il Cerchio della Luna – Dicembre 2021

Eccoci giunti alla lunazione di dicembre, detta “Luna della Neve” nell’ambito delle spiritualità naturali europee per il suo carattere stagionale: il tempo in cui la luna compie il suo ciclo nel mese di dicembre è quello del Cuore stesso dell’inverno.
Quest’anno, il suo ciclo è particolarmente collegato a quello del Sole, cominciando con la Luna Nuova (Sagittario) congiunta a un’eclissi solare, e alla Luna Piena (Gemelli) nelle immediate vicinanze del Solstizio d’Inverno.

Ci troviamo nel tempo dell’anno in cui il buio raggiunge il suo apice, per cedere poi spazio a un Sole neonato nei giorni del Solstizio, luminoso del Fuoco dell’Anima. Il Fuoco del Sagittario, il più mistico della triade dei segni di Fuoco, che ci invita a puntare il nostro sguardo, come la sua freccia d’oro, verso ciò che è più Alto.

Luna Nuova 4 Dicembre – La Discesa verso l’Anima

Primo Quarto 11 Dicembre – Separare e Riunire

Luna Piena 19 Dicembre – Brillare con la Luna

Ultimo Quarto 27 Dicembre – Tornare in Superficie


Luna Nuova 4 Dicembre – La Discesa verso l’Anima

Ci troviamo fuori dalla profonda contemplazione della fase in cui l’autunno scivola nell’inverno, e entriamo prepotentemente nel buio accogliente del periodo del Solstizio, che ci vede profondamente impegnati, a partire dalla Luna Nuova, che configura il passaggio in una strettoia molto impegnativa prima della profonda trasformazione a venire.
Abbiamo di fronte il momento perfetto non per agire orizzontalmente, ma per scendere in verticale nelle profondità. Non alla ricerca di qualcosa da risolvere, come abbiamo sperimentato nel Tempo dello Scorpione, ma per lasciarci guidare dal Sagittario che punta alla meta finale, la parte più alta di noi, il Sé, l’Anima che ci chiama.

Abbiamo scelto per questo passaggio una storia molto famosa, appartenente alla mitologia greca antica, che simboleggia molto bene il viaggio di ricerca che ci aspetta: la catabasi di Orfeo, ovvero la sua discesa agli Inferi per riportare la sua sposa, Euridice, prematuramente discesa tra le Ombre dei defunti, sulla Terra.
Vi invitiamo a riflettere sul significato di questo mito molto conosciuto, un vero e proprio atto sciamanico di recupero dell’anima, attraverso l’origine stessa dei nomi dei due protagonisti.
Orfeo, mitico poeta-sacerdote capace di trasformare la realtà con il suo canto, sembra avere origine da ορφνη (orphne, “oscurità della notte”, quindi “oscuro”) oppure da ὀρφανός (orphanós, “orfano”, “solo”). Altre interpretazioni lo riportano a radici ebraiche, per cui ne deriverebbe “testardo”. In tutti i casi, abbiamo un personaggio che già dal nome vive la difficoltà dell’oscurità e della solitudine, esattamente come molti di noi in questo momento storico, e probabilmente spesso in questo periodo dell’anno, ma non si rassegna ad esse.
La driade Euridice ha un nome che riporta a qualcosa di ben più netto e luminoso: composto da εὐρύς (eurys, “grande”, “vasto”) e da δίκη (dike, “giustizia”), è traducibile letteralmente con “molto giusta”. Giusta sicuramente per Orfeo, che per lei trova il modo di arrivare in fondo agli Inferi, ma cosa c’è di più giusto per ognuno di noi di recuperare e mantenere il contatto con la propria essenza più profonda?
Il viaggio di Orfeo verso Euridice è simbolo di quello di ognuno di noi, che scende nelle profondità alla ricerca del suo Sé più luminoso.

Una curiosità: sebbene la versione più famosa della storia riporti una tragica fine – Orfeo non rispetta i patti stretti con Ade e Persefone, e perde la possibilità di riportare Euridice con sé sulla Terra -, esistono versioni in cui essa non viene citata, e altre – come quella di Jean Cocteau del 1925 – in cui Orfeo decide di rimanere nell’Ade con Euridice, pur di ricongiungersi con lei.
Proprio come noi in questo momento, Orfeo non sa se riuscirà, attraverso lo stretto e doloroso passaggio negli Inferi, a riportare con sé Euridice, ma non può far altro che dare fondo a tutte le sue energie e capacità per realizzare il suo scopo: in ogni caso, anche di fronte ad un fallimento, avrà fatto tutto il possibile per recuperare il suo contatto con l’Anima.

La versione che leggerete è la resa in prima persona, dal punto di vista di Orfeo, del testo tratto dalle Metamorfosi di Ovidio (Libro V), fino al punto in cui, con Euridice, comincia l’ascesa.
Rifletteteci, durante la lettura: chi di noi sarà disposto a seguire le orme di Orfeo, e sfidare gli Inferi stessi per ritrovare la sua Anima, passerà attraverso qualsiasi sfida, sapendo di avere un fine più profondo di qualsiasi difficoltà.

La Discesa di Orfeo

Euridice, mentre vagava tra i prati in compagnia di altre ninfe, era morta, morsa al tallone da un serpente.
A lungo sotto la volta del cielo la piansi disperatamente, ma poi mi riscossi, e decisi di sfidare anche il mondo dei morti, e non esitai a scendere sino allo Stige per la porta del Tènaro: vidi folle irreali, tra fantasmi di defunti onorati, e giunsi con molta fatica alla presenza di Persefone e del signore Ade, che regge il tenebroso regno dei morti.
Intonando al canto le corde della lira, così cantai:

«O dei, che vivete nel mondo sotterraneo, dove noi tutti, mortali, dobbiamo finire, se consentite che dica il vero, senza le menzogne di parole ambigue, non sono sceso quaggiù per vedere le tenebre del Tartaro o per stringere in catene le tre gole, irte di serpenti, di Cerbero figlio di Medusa. Causa del viaggio è mia moglie: una vipera, che aveva calpestato, in corpo le iniettò un veleno, che la vita in fiore le ha spezzato.
Avrei voluto poter sopportare, e non nego di aver tentato: ha vinto Amore! Lassù, sulla terra, Egli è un dio ben noto; se lo sia anche qui, non so, ma almeno lo spero: se non è inventata la storia di quell’antico rapimento, anche voi foste uniti da Amore vero.
Per questi luoghi terribili, per questo immane abisso, per i silenzi di questo immenso regno, vi prego, ritessete il destino anzitempo infranto di Euridice!
Tutto vi dobbiamo, e dopo un breve soggiorno in terra, presto o tardi tutti precipitiamo in quest’unico luogo.
Qui tutti noi siamo diretti; questa è l’ultima dimora, e qui sugli esseri umani il vostro dominio non avrà mai fine.
Anche Euridice sarà vostra, quando sino in fondo avrà compiuto il tempo che le spetta: in pegno ve la chiedo, non in dono. In pegno, e non in dono.
Se poi per lei tale grazia mi nega il fato, questo è certo: io non me ne andrò, e godrete della morte di entrambi!».

Mentre così cantavo, sostenuto dal suono della lira, le anime pallide piangevano; la fame di Tantalo dimenticò d’inseguire l’acqua che gli sfuggiva, la folle lussuria di Issìone smise di girare sulla ruota, stupita, gli avvoltoi più non rosero il fegato al violentatore Tizio, deposero l’urna sempre vuota le nipoti di Belo e tu, Sisifo, sedesti sul tuo macigno, cessando la fatica eterna.
Perfino alle Furie, commosse dal canto, per la prima volta si bagnarono le guance di lacrime.

Ed essi, la Regina e il Re degli abissi, non ebbero cuore di opporre un rifiuto alla mia preghiera, e chiamarono Euridice.
Tra le ombre appena giunte si trovava, e venne avanti con passo lento per la ferita.
Con il cuore rigonfio, prendendola per mano, ricevetti l’ordine di non volgere indietro lo sguardo, finché non fossimo usciti dalle valli dell’Averno; vano, altrimenti, sarebbe stato il pegno.
In un silenzio di tomba c’inerpicammo su per un sentiero scosceso, buio, immerso in una nebbia impenetrabile, verso la Luce.


Luna Crescente 11 Dicembre – Separare e Riunire

La luna è a metà del suo viaggio verso la pienezza, e in cielo si disegnano interessanti immagini legate al discernimento e all’autonomia che si possono raggiungere attraverso momenti di intensa osservazione.
I movimenti di questi giorni ci ricordano l’importanza di guardare alle relazioni con attenzione, sia nell’aspetto attrattivo di Venere – che è in Capricorno insieme a Plutone -, sia in quello repulsivo di Lilith – che, in Gemelli, rafforza il quadro di separazione e doppiezza della situazione attuale. Ci troviamo sotto un Cielo che ci ricorda Persefone, al contempo Fanciulla incarnante le qualità della Primavera (Venere), e Regina degli Inferi (Lilith) come compagna di Ade (Plutone).
A Lei per prima si rivolge Orfeo, e con lui Ovidio, nel mito che avete letto in novilunio: è Lei che simboleggia la capacità di unire e separare gli opposti.
La Luna in Pesci di questi giorni, avviata verso la sua massima luminosità, amplifica tutto questo, portando con sé le qualità dei Pesci, che stimolano allo stesso tempo una grande spinta all’attività e una straordinaria capacità di visione e immaginazione. Proprio per questo la Luna in questo segno amplifica la qualità del lavoro sui piedi-radici, e insieme delle due ghiandole centrali del cervello umano, l’ipofisi e l’epifisi, care alle medicine energetiche che le eleggono a controparti fisiche del quinto e del sesto chakra (visione e immaginazione/connessione, appunto).

Questo è un tempo adatto ad osservare la continua danza di separazione e unione di questi due – e altri – opposti, e per questo motivo vi proponiamo un esercizio corporeo molto semplice, ma di grande valore energetico.

Partite mettendovi in posizione eretta, comodamente appoggiati ai piedi e trovando un assetto comodo della colonna: seguendo un ritmo respiratorio dolce, iniziate ad immaginare un filo passante per il centro della volta cranica, che scende allineando testa, collo, torace, addome e bacino, e prosegue cadendo in mezzo ai piedi, contemporaneamente appendendovi al cielo/soffitto e ancorandovi alla terra/pavimento. Prendetevi tutto il tempo per raggiungere uno stato di solidità ed elasticità piacevole e soddisfacente.
Quando vi sentite pronti, seguendo una fase inspiratoria profonda, alzate lateralmente le braccia verso l’alto, fino a far fronteggiare i palmi delle mani tra loro, poi rivolgeteli verso l’esterno e abbassate le braccia fino a terra, espirando dolcemente e curando di mantenere quanto più possibile la schiena diritta, aiutandovi con la retroversione del bacino e la flessione delle gambe; i piedi rimangono comodamente ma saldamente appoggiati al terreno.
Una volta arrivati al punto più vicino al pavimento raggiungibile con comodità, unite i palmi delle mani e inspirate risalendo progressivamente, seguendo il filo verso l’alto fino a sollevare completamente le braccia e puntare con gli indici verso il soffitto, seguendoli con lo sguardo se vi è possibile e confortevole.
A questo punto, potete riprendere il ciclo e ripeterlo per quante volte vi è comodo (attenzione a non stancarsi), sempre mantenendo l’attenzione sulla sensazione del filo interno.
All’ultimo ciclo, arrivati alla posizione finale, semplicemente abbassate le mani congiunte espirando, e proseguite verso il basso fino a toccare terra (o al punto più vicino che riuscite a raggiungere). Qui, inspirando, separate le mani e alzatele lateralmente fino a ricongiungere i palmi all’apice del filo, e proseguite ripetendo il ciclo per lo stesso numero di volte.
Giunti all’ultimo ciclo, espirate e riportate le mani all’altezza del torace, per poi scioglierle e riportare le braccia lungo il corpo.
Prendete alcuni cicli di respirazione per apprezzare la sensazione della posizione eretta, e quando vi sentite soddisfatti riprendete a muovervi normalmente.

Durante l’esercizio, consigliamo di concentrarsi sulle sensazioni corporee, sulle emozioni e sui pensieri che emergono nella continua danza di separazione e riunione nel movimento dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto, e di lasciarli semplicemente muovere nel flusso continuo, senza tentare di dirigerle o modificarle.
Scoprirete che, ripetendo questo esercizio per un buon numero di volte, alcuni “nodi” potrebbero sciogliersi spontaneamente, o potreste vedere un nuovo dettaglio ancora non considerato.

Raccontateci la vostra esperienza, e buon lavoro!


Luna Piena 19 Dicembre – Brillare con la Luna

Abbiamo raggiunto un momento di grande intensità: siamo alle soglie del Solstizio d’Inverno, nel pieno della celebrazione dei giorni più corti dell’anno da cui nascerà il nuovo Sole, che questa mattina sorge in opposizione alla Luna: il loro scontro, rafforzato da Lilith e da Venere, che si congiunge a Plutone in Capricorno e entra in moto retrogrado fino a fine gennaio 2022, ci spinge alla messa in discussione radicale del nostro mondo degli affetti. Saturno e Urano, in quadratura tra l’Acquario e il Toro, continuano a configurare un momento di grande scontro tra l’esigenza di libertà e quella di ordine.
Ma in tutto questo interviene Giove, in Acquario e in trigono al Sole e alla Luna, mitigando e alleggerendo lo scontro. In altre parole, rifacendoci al cammino del nostro Cerchio, non siamo ancora in superficie con la nostra Euridice al fianco, ma possiamo guardare fuori e ammirare il cielo stellato, la Luna piena, e goderci la loro bellezza e il loro quieto bagliore.
Abbiamo ancora molto da affrontare, e le scelte che faremo saranno importanti, ma oggi possiamo respirare e goderci la Bellezza che ci viene offerta, anche in presenza di dilemmi profondi.

Per questo motivo, oggi vi proponiamo un esercizio: prendete qualche minuto di tranquillità, sedetevi e regolarizzate il respiro, trovando una posizione comoda. Ascoltando il celebre brano “Fly me to the moon“, lasciate che l’immagine della Luna Piena si formi nella vostra immaginazione, con tutti i dettagli e l’aspetto che vi sono congegnali.
Quando la musica sfumerà, rimanete in contatto con l’immagine evocata dalla vostra visualizzazione, e godetevi la bellezza della sua presenza, della sua luce, della tranquillità che può donarvi anche in un momento così tumultuoso.
Prendete tutto il tempo che vi serve per apprezzare le sensazioni che si muovono dentro di voi, e ricordate che questo può essere un momento per fare una pausa, per ricontattare il senso di Meraviglia che vive in ognuno di noi fin da quando eravamo bambini e ammiravamo le stelle brillare nel cielo.

Portate con voi questa ricarica di Bellezza, e ricordate che i giorni dedicati alla rinascita della Luce, ancora una volta, ci dimostrano quanto sia possibile essere sereni – e perfino gioire – nel bel mezzo di una tempesta: basta sapersi affidare alle piccole e grandi bellezze che incontriamo ogni giorno.


Ultimo Quarto 27 Dicembre – Tornare in Superficie

Il Cielo di questi giorni è piuttosto complesso e in qualche modo pesante: la quadratura tra Saturno e Urano, il moto retrogrado di Venere, la sua congiunzione con Mercurio e Plutone, e molte altre caratteristiche ci consegnano una situazione in cui è sconsigliabile entrare nelle profondità del nostro lavoro personale, a meno di voler affrontare uno di quei cambiamenti epocali che richiedono quantità di energia enormi per essere affrontati e sostenuti.
Per molti di noi, è molto più saggio aspettare ancora un poco. Non c’è da temere: proprio come l’alba giunge dopo il momento più oscuro della notte, e il Sole inizia a recuperare potere dopo i giorni bui del Solstizio invernale, così in cielo si è condensata una pressione tale da non poter essere trattenuta a lungo. Molto presto, inizieremo a vedere cambiamenti molto intensi, e a muoverci in essi con molta più disinvoltura.

Il momento è adatto per osservare, e non per agire in modo manifesto. Stiamo continuando la nostra anabasi, il ritorno alla superficie sui passi di Orfeo, ma non è ancora ora di voltarci per scoprire se Euridice ci ha seguito: è il momento di tenere lo sguardo verso la meta, e camminare al meglio delle nostre possibilità. La Luna, complice dell’intricato disegno che abbiamo descritto, ci dà però la possibilità con il suo transito in Bilancia di mantenerci stabili anche in questa situazione.

Per questi motivi, vi suggeriamo un semplice esercizio: ogni mattina, al risveglio, prendetevi il tempo di osservare la vostra coscienza che riprende presenza nel vostro corpo, a partire dalle prime sensazioni, di solito centrali (orecchie, occhi, naso, bocca, colonna vertebrale) per passare sempre di più ad estendersi verso la periferia (mani, braccia, gambe, piedi, …).
Osservate come il vostro corpo emerge dalla notte e la vostra consapevolezza si prende tutto il tempo per riprendere coscienza dello spazio e delle varie parti del corpo: scoprirete un miracolo quotidiano, spesso dato per scontato.


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