Il Cerchio della Luna – Ottobre 2021

Eccoci alla prima luna nuova che dà inizio a questo percorso di lavoro su di Sé attraverso le energie della Luna e degli astri. 
Come ogni inizio che si rispetti anche questo richiede di lasciare andare per poter comprendere il nuovo. 
Con questo mese vedremo spogliarsi gli alberi, nei giardini si poteranno le ultime piante e allo stesso modo anche l’uomo è invitato a spogliarsi di tutto ciò che non gli è più utile, che siano oggetti o falsi sé che si porta dietro, che siano relazioni o azioni, è questo il momento giusto.
Questo ciclo lunare, che culminerà con la Luna Piena, è chiamato “Luna del Cacciatore” perché in antichità questo mese era dedicato all’ultima caccia prima dell’inverno, prima che gli animali si ritirassero in letargo. L’uomo aveva la possibilità di fare le ultime scorte prima del lungo periodo di freddo.

Cosa significa fare scorte ora? E’ farsi guidare dall’energie della Bilancia, segno di questo mese, a trovare l’equilibrio tra gli opposti: tra tenere e lasciare, tra agire o attendere, poiché dal prossimo mese entreremo ancora più in profondità dentro di noi e come in ogni viaggio che si intraprende occorre avere tutto il necessario la lasciare tutto ciò che non serve per non avere un carico troppo pesante che ci stancherebbe inutilmente.
Buon cammino.

Luna Nuova 6 ottobre – Il Baffo della Tigre

Primo Quarto 13 ottobre – Prendere e Lasciare

Luna Piena 20 ottobre – Negli Occhi della Tigre


Luna Nuova 6 ottobre – Il Baffo della Tigre

In questo novilunio, Marte (l’azione oltre l’impulso) e Chirone (il guaritore ferito) ci invitano ad agire per guarire profondamente ciò che in noi ha necessità di coraggio, cura e dedizione.
Su queste onde vi presentiamo la prima storia per condurci alla riflessione sulla scelta di prendersi cura (di sé, dei propri cari, del proprio mondo). Si tratta di una storia tradizionale asiatica, con molte versioni nei diversi paesi (Cina, India, Sud-est asiatico, …) in cui è diffusa: si intitola “Il Baffo della Tigre”.

C’era una volta
una donna che viveva con il marito in un boschetto, in una casetta appartata dal mondo, in cui avevano sempre regnato la pace, l’amore e l’armonia.
Un giorno, il marito era stato costretto a partire per la guerra, e dopo molte sofferenze era tornato a casa, ma i suoi occhi, un tempo dolci e pieni di premura e di gioia, erano ora vuoti e spenti, e lui guardava il boschetto, la casetta, e la donna che aveva sempre amato senza davvero vederli.
La sua anima era lontana: era ancora sul campo di battaglia, e vagava nelle lunghe notti passate nel tormento.

Ogni giorno, la donna si struggeva per lui, per non poterlo aiutare, finché, disperata, decise di fare visita ad un vecchio saggio, che, si diceva, poteva curare ogni malattia.
La sua casa, una grotta sul fianco di un’alta montagna, era difficile da raggiungere, e si diceva che solo i più arditi potessero riuscire nell’impresa: nondimeno, la donna decise di affrontarla, e si mise in viaggio.
Dopo molto camminare, e molti rischi corsi, riuscì a giungere all’imboccatura della caverna, stanca e infreddolita. Una voce profonda la accolse dall’interno:

“Ti ho sentita. Qual è la tua richiesta?”

La donna non si fece intimidire dalla domanda del saggio, e gli disse di essere venuta fin lì in cerca di una cura per una persona cara.

“Una cura!”, esclamò lui, “Una cura! Tutti a chiedere una cura, senza mai preoccuparsi di trovare una soluzione! Quale sarebbe il suo problema?”.

La donna non si perse d’animo, e raccontò del boschetto, della casetta e dell’infelicità che provava per il marito che aveva perso la luce che gli splendeva negli occhi.
Sull’orlo delle lacrime, pregò il saggio di aiutarla.

“Non mi stai chiedendo di riparare un osso o di rimediare a un’infezione. La ferita dell’uomo che ami è molto profonda”, rispose lui, poi tacque per molto tempo, tanto che lei cominciò a disperarsi. Poi, parlò di nuovo: “Conosco una pozione che potrebbe aiutarlo, ma mi servirà il tuo aiuto”.

“Qualsiasi cosa”, disse la donna, e ora le sue lacrime erano di gioia.

“Devi portarmi un baffo preso da una tigre viva”.

Lei ricadde nello sconforto: era impossibile ciò che il saggio le chiedeva! Lui, però, fu categorico: non poteva completare la pozione senza quel baffo.

La donna tornò al boschetto, alla casetta, e all’uomo che non la guardava più come un tempo. Si arrovellò per molti giorni e molte notti, finché ebbe un’idea.
Una notte, cucinò una ciotola di riso con salsa di carne, e uscì prima dell’alba senza avvisare il marito, perso nella sua tristezza. Si incamminò nel profondo della foresta, fino a raggiungere un’altra grotta, dove si diceva vivesse una grande tigre: cercando di muoversi silenziosamente, posò la ciotola all’ingresso, e tornò velocemente a casa. La notte seguente, cucinò di nuovo il riso con la salsa e lo portò alla grotta: la prima ciotola era rimasta piena.

La donna non si perse d’animo: ogni notte, per diversi mesi, cucinò una ciotola di riso con salsa e la portò portò all’ingresso della grotta, scambiandola con quella del giorno prima. Attese, senza mai vedere la tigre, ma senza mai saltare un giorno.
Una mattina, posata la ciotola a terra, la donna alzò lo sguardo e vide la testa della tigre, immensa e maestosa, sbucare dall’ingresso della grotta, fiutando l’aria alla luce dell’aurora. Attenta a non fare movimenti improvvisi, e tenendo a bada la propria impazienza, la donna tornò a casa. Con immensa gioia, il mattino dopo trovò la ciotola vuota, e proseguì con il suo piano con rinnovata convinzione.

Dopo alcune settimane, la tigre iniziò ad aspettarla prima dell’alba, ricambiando il cibo con fusa di ringraziamento, ma senza ancora farsi avvicinare: paziente, la donna continuò a portarle il riso, finché una mattina l’animale si spinse più in là, strofinando la sua enorme testa sulle mani della sua benefattrice. Accarezzandola dolcemente, lei esultò di gioia nel suo cuore.

Attese ancora qualche giorno, guadagnandosi la completa fiducia del grande felino, che ora si lasciava avvicinare e coccolare senza opporre resistenza: allo scadere del sesto mese, una lunga metà dell’anno passata a cucinare e a portare il cibo in dono, la donna seppe che era giunto il momento.
La mattina dopo, accarezzando la tigre distesa a terra, sazia dopo un lauto pranzo, lasciò che si addormentasse: si sorprese ad accorgersi di provare affetto per lei, dopo tutto questo tempo passato ad accudirla. Sorrise, e si ripromise di continuare anche dopo che il vecchio saggio avesse preparato la pozione per suo marito. Con delicatezza, attenta a non procurare dolore, staccò uno dei lunghi baffi della tigre e la lasciò dormire in pace, sussurrandole un ringraziamento.

Senza nemmeno fermarsi per gioire della vittoria, la donna corse con quanto più fiato aveva in corpo alla grotta sulla montagna: il vecchio saggio la sentì arrivare, e si presentò all’esterno, seduto davanti al fuoco. Lei, ancora ansimante, si limitò a porgergli il baffo della tigre, che aveva stretto in pugno per tutto il tempo.

“Vedo che l’hai trovato”, disse il vecchio, con una luce divertita e ammirata negli occhi. “Raccontami come hai fatto”.

La donna raccontò dei sei mesi passati, del suo piano e delle sue paure, della sua crescente sicurezza nel trattare con la tigre, della gioia della connessione che aveva stretto con l’animale, e della speranza crescente che nutriva per la sorte del marito.
Tenendo il baffo tra le dita, osservandolo alla luce dorata del fuoco, il vecchio saggio ascoltò tranquillo e silenzioso, finché, senza alcun preavviso, alla fine del racconto gettò il baffo nel fuoco.

In un istante, mentre il baffo scompariva tra le fiamme, la donna urlò disperata.

“Cosa hai fatto?”

“Mia cara”, disse il vecchio, ridendo per la prima volta, “non hai più bisogno di quel baffo, né della pozione. Dimmi, un uomo può forse essere più difficile da aiutare di una grande tigre? Se un animale feroce e selvaggio può imparare ad amare grazie alle tue cure e la tua pazienza, potrà forse un uomo, il tuo compagno, non guarire grazie al tuo aiuto?”.

La donna stette in silenzio. Sorrise al vecchio saggio, annuendo in segno di ringraziamento, e si incamminò verso il boschetto, verso la casetta, verso l’uomo che amava.
Ed ora, anche verso una grande tigre, che era la sua più cara amica e le aveva insegnato la via per riportare la pace, l’amore e l’armonia.


Primo Quarto 13 ottobre – Prendere e Lasciare

Per il primo quarto della luna di ottobre vi proponiamo un esercizio semplice ma non banale: portare attenzione al respiro. Il respiro prima e più di ogni altra cosa ci porta a sperimentare il lasciar andare per poi, una volta creato nuovo spazio, poter prendere.

Trovate uno spazio all’interno o all’esterno dove potervi mettere comodamente seduti. Se il luogo in cui vi trovate è pressochè privo di rumori verrete facilitati nel portare attenzione a voi stessi.
Chiudete gli occhi e valutate se ci sono aree del vostro corpo che hanno necessità di essere aggiustate per non mantenerle in tensione.

Ora dolcemente iniziate a sentire come l’aria entra dalle vostre narici ed esce dalla bocca leggermente socchiusa: apprezzate le qualità di ciò che sta avvenendo: com’è l’aria? E’ fredda o calda? Le narici sono entrambe libere o in una c’è resistenza al fluire del respiro? Cosa sento muovere quando inspiro? La testa e il collo, le spalle e il torace o l’addome? Le braccia e le gambe rimangono rilassate o è come se volessero seguire il respiro? L’aria esce calda dalle labbra? Fatico a lasciarla uscire o è libera di farlo?

Datevi il tempo di rispondere a queste domande continuando a far fluire il respiro, state nell’esperienza, questo farà in modo che il vostro flusso non si interrompa, né che diventi meccanico. 
Alla fine proverete una sensazione simile a quella di andare sull’altalena: senza fretta di arrivare alla fase successiva si attende di completare l’espirazione, come quando si sale in alto per poi ricadere giù ed avere nuovamente la forza di salire indietro, la fase in cui si prende aria.
Quando avrete trovato l’armonia tra le due fasi, il punto d’equilibrio della bilancia, ri-osservate la presenza o l’assenza delle tensioni nel vostro corpo, aprite dolcemente gli occhi e portate questa ritrovata fluidità di lasciar andare e prendere nella vostra vita.


Luna Piena 20 ottobre – Negli Occhi della Tigre

In questa notte di luna piena, sotto il segno dell’Ariete, si muove l’energia della Tigre destata dal racconto della luna nuova. Se abbiamo imparato a prendercene cura, a domarla non con la forza ma con la gentilezza e la pazienza, nell’attesa e nel respiro, invece di mangiarci vivi sarà una valida alleata lungo il corso della vita.

Sono giorni di aspre battaglie in molti contesti, ma il campo più difficile è quello interiore: abbiamo domato la nostra tigre, o siamo ancora impauriti dal suo fuoco, quello dell’Ariete, il segno cardinale dell’elemento fuoco, il più impetuoso e impulsivo di tutti?

In questi giorni il carattere equilibratore della Bilancia, insieme al ritorno a più miti consigli di Mercurio, ci permette di mettere il Fuoco della Volontà al servizio di una vita dominata dalla Giustizia. In alternativa, il rischio è quello di disperderlo nell’Oppressione e nell’Ingiustizia.

Per ispirare i vostri passi, vi proponiamo una breve esperienza.
Leggete, in silenzio o ad alta voce, i versi qui sotto, dalla penna di William Blake.

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

Ora chiudete gli occhi, e respirando dolcemente lasciate che l’immagine della Tigre, la vostra, si presenti all’immaginazione: accogliete quanto vi comunica insieme agli echi della poesia.
Che sensazione vi dona? Come vi sentite nell’immaginarla?
Quali emozioni si muovono alla sua presenza?
Prendetevi tutto il tempo necessario, e lasciatevi infondere del suo potere.
Quando avrete finito, continuate a respirare fluidamente e tornate ad aprire gli occhi, portando con voi tutta l’energia di questa notte nei giorni a venire.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: